Esplosione all'ambasciata americana a Oslo: la polizia indaga per terrorismo
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Redazione Esteri
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Nella notte tra sabato e domenica, un'esplosione ha squarciato il silenzio del quartiere occidentale di Oslo, prendendo di mira l'ambasciata degli Stati Uniti. L'ordigno, la cui natura non è stata ancora ufficialmente divulgata ma che gli investigatori confermano essere stato un dispositivo esplosivo, è detonato intorno all'una locale nei pressi dell'ingresso della sezione consolare, provocando danni materiali circoscritti ma evidenti: vetri in frantumi sulla neve, spesse porte in cristallo lesionate e tracce di annerimento alla base della struttura. Nessuno è rimasto ferito nell'attacco, e le autorità norvegesi, intervenute in forze con unità cinofile, droni e sorveglianza aerea, hanno immediatamente isolato l'area per avviare i rilievi tecnici, dichiarandola successivamente sicura per i residenti e i passanti.
L'ipotesi di un attacco mirato e il contesto internazionale
La capo della polizia di Oslo, Grete Metlid, ha confermato che le indagini si concentrano sulla ricerca di uno o più autori, sottolineando come l'azione appaia deliberata e mirata contro la sede diplomatica. Frode Larsen, a capo dell'unità investigativa e di intelligence, ha dichiarato alla radiotelevisione pubblica NRK che tra le piste seguite con la massima priorità c'è quella dell'atto terroristico, pur mantenendo un approccio aperto ad altre possibili motivazioni, data la fase ancora preliminare degli accertamenti. "Sarebbe naturale collegare quanto accaduto all'attuale situazione di politica di sicurezza", ha aggiunto Larsen, riferendosi implicitamente alla forte tensione geopolitica seguito all'offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, iniziativa che ha portato a un inasprimento delle misure di sicurezza per le rappresentanze americane in Medio Oriente e non solo.
La reazione delle autorità norvegesi e il rafforzamento della sicurezza
La risposta del governo norvegese è stata immediata e compatta. Il ministro degli Esteri Espen Barth Eide, dopo aver contattato il chargé d'affaires dell'ambasciata Eric Meyer, ha definito l'accaduto "un atto inaccettabile" che viene preso "con la massima serietà", assicurando la piena cooperazione delle forze di polizia e del PST, il servizio di sicurezza interno, nelle indagini. Anche il primo ministro Jonas Gahr Støre ha espresso ferma condanna, parlando di "incidente molto grave e del tutto inaccettabile" e confermando di aver personalmente ribadito all'incaricato d'affari americano l'impegno del governo a seguire con la massima attenzione gli sviluppi. Nonostante l'attacco, il PST ha tenuto a precisare che il livello di minaccia terroristica generale per la Norvegia rimane invariato, fissato al terzo grado su una scala di cinque, sebbene la soglia di allerta per obiettivi sensibili come quelli israeliani, ebraici e ora chiaramente americani, permanga elevata.
I rilievi tecnici e la caccia ai responsabili
Sul campo, gli investigatori stanno setacciando ogni frammento raccolto davanti all'ingresso dell'ambasciata, cercando di determinare la natura esatta dell'ordigno utilizzato. Il comandante della polizia Michael Dellemyr ha rivelato all'emittente TV2 di avere già "un'idea della causa" dell'esplosione, pur non entrando nel dettaglio per non compromettere le indagini, che restano coperte dal massimo riserbo. La caccia all'uomo, o agli uomini, responsabili della deflagrazione prosegue senza sosta, con le forze dell'ordine che incrociano i dati raccolti dalla videosorveglianza e le testimonianze dei residenti svegliati dal boato, in un contesto in cui la comunità internazionale osserva con apprensione l'evolversi di una situazione che lega un attacco in terra scandinava alle fiamme del conflitto mediorientale.




