Esplosione all’ambasciata americana a Oslo, la polizia indaga per terrorismo
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Redazione Esteri
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Nella notte tra sabato 8 e domenica 9 marzo, un’esplosione ha colpito l’ambasciata degli Stati Uniti a Oslo, precisamente l’ingresso della sezione consolare situata nel quartiere occidentale della capitale norvegese. La deflagrazione, avvenuta intorno all’una di notte ora locale, è stata avvertita distintamente dai residenti della zona, alcuni dei quali hanno poi riferito ai media di aver visto una colonna di fumo alzarsi dall’area del complesso diplomatico. Sul posto sono immediatamente intervenute massicce forze di polizia, unità cinofile, artificieri e persino elicotteri e droni, impiegati per setacciare il perimetro e le aree circostanti alla ricerca di uno o più autori. Le prime ricostruzioni parlano di danni materiali circoscritti, con vetri andati in frantumi sulla neve e crepe visibili su una spessa porta a vetri dell’edificio, ma soprattutto nessun ferito tra il personale diplomatico o i passanti, un dato quest’ultimo che gli inquirenti hanno tenuto a sottolineare fin da subito per evitare inutili allarmismi.
Un attacco mirato, ma la pista terroristica non è l’unica al vaglio
Gli investigatori, pur mantenendo un comprensibile riserbo nelle fasi iniziali delle indagini, hanno cominciato a delineare un quadro più chiaro dell’evento. Frode Larsen, a capo dell’unità congiunta per le indagini e l’intelligence della polizia di Oslo, ha dichiarato che è «naturale» ipotizzare un collegamento con l’attuale situazione di sicurezza internazionale, definendo quanto accaduto alla sede diplomatica statunitense come un possibile «attacco mirato». Tuttavia, la stessa autorità ha invitato alla cautela, precisando che gli inquirenti non si stanno «concentrando esclusivamente» su questa pista e che è doveroso mantenere aperte tutte le altre ipotesi, incluso uno scenario che non abbia nulla a che fare con il terrorismo di matrice internazionale. La polizia ha confermato l’utilizzo di un «ordigno esplosivo», senza però entrare nel dettaglio della natura o della potenza dello stesso, anche se dalle prime evidenze raccolte sul posto, come i segni nerastri alla base della porta, appare chiara la dinamica di una deflagrazione localizzata.
La reazione del governo norvegese e il rafforzamento delle misure di sicurezza
La risposta delle autorità norvegesi non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Espen Barth Eide ha riferito di aver contattato personalmente, insieme alla ministra della Giustizia Astri Aas-Hansen, il chargé d‘affaires dell’ambasciata statunitense Eric Meyer, per esprimere vicinanza e ribadire che «la sicurezza delle missioni diplomatiche è estremamente importante» e che l’accaduto rappresenta «un atto inaccettabile» preso con la massima serietà. Nell’immediato, le forze dell’ordine hanno istituito un perimetro di sicurezza attorno all’ambasciata, deviato il traffico e potenziato la presenza di agenti in altri punti sensibili della capitale, inclusi i luoghi legati alla diaspora iraniana o alla comunità ebraica, considerati potenziali obiettivi in un momento di forte tensione internazionale. Il primo ministro Jonas Gahr Støre ha definito l’incidente «molto grave e del tutto inaccettabile», sottolineando che le indagini sono state affidate alla polizia e ai servizi di sicurezza interni (PST).
Il contesto internazionale e le prime verifiche investigative
L’episodio di Oslo si inserisce in un contesto di forte turbolenza geopolitica, segnato dall’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio, e dalle conseguenti rappresaglie. Negli stessi giorni, diverse missioni diplomatiche americane in Medio Oriente, in paesi come Iraq, Kuwait e Arabia Saudita, sono state oggetto di attacchi con droni o razzi, un’escalation che ha portato il Dipartimento di Stato americano a innalzare il livello di allerta per le proprie sedi nell’area. Ecco perché gli inquirenti norvegesi stanno valutando con attenzione un possibile nesso con il conflitto in Medio Oriente, sebbene, come ha dichiarato il comandante della polizia Michael Dellemyr, sia ancora «troppo presto» per stabilire un collegamento certo, anche se si indaga sul fatto che qualcuno possa aver lanciato un oggetto contro l’ingresso. Nel frattempo, il livello di minaccia per la Norvegia rimane invariato, fermo al terzo grado su una scala di cinque, come confermato dal portavoce del PST Martin Bernsen, che ha rifiutato di commentare l’esistenza di eventuali minacce specifiche contro gli interessi americani prima dell’esplosione.




