Il no di Sigonella e l’ambasciata iraniana che cita un sondaggio: «Il governo continui così»
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Redazione Interno
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La vicenda del diniego italiano ai caccia americani, avvenuto venerdì 27 marzo davanti alla base di Sigonella, continua a riverberare le proprie conseguenze tanto sul piano diplomatico quanto su quello della comunicazione politica, e lo fa in modi per certi versi inaspettati. A distanza di pochi giorni, è stata l’ambasciata iraniana a Roma, attraverso il proprio account sulla piattaforma X, a offrire una lettura a dir poco particolareggiata di quella scelta governativa, agganciandola a un sondaggio televisivo trasmesso da “Piazza Pulita” su La7. Il quesito, posto ai telespettatori, era se l’Italia dovesse o meno seguire la linea adottata dalla Spagna – la quale ha negato l’uso delle proprie basi agli Stati Uniti per eventuali attacchi contro l’Iran – e la sede diplomatica di Teheran ha colto la palla al balzo per sostenere che gli italiani siano largamente contrari a un conflitto, compreso l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. «Il governo continui così», si legge in filigrana tra le righe di quel messaggio, che trasforma un semplice rilevamento demoscopico in un avallo politico.
La mobilitazione annunciata per l’11 aprile davanti alla base
Parallelamente alla lettura offerta dall’ambasciata iraniana, sul territorio siciliano prende un’iniziativa dal basso che promette di portare la questione sulla scena pubblica. Un composito fronte di associazioni, sindacati, reti civiche e partiti ha lanciato un appello per una mobilitazione fissata per sabato 11 aprile alle ore 10, proprio davanti agli ingressi della base etnea. «No alla Sicilia base per la guerra», recita lo slogan scelto, e i promotori chiedono «trasparenza e chiarezza su cosa avviene a Sigonella, oltre al fermo no all’utilizzo di quest’infrastruttura e delle altre presenti nell’Isola per sostenere la guerra in Iran». Nella loro argomentazione – che evita toni trionfali ma non nasconde una certa durezza – viene ribadito che si sta già pagando «il costo economico di una guerra scellerata e illegale», senza però addentrarsi in cifre o stime dettagliate.
L’informativa di Crosetto e la tenuta della maggioranza
Sul fronte istituzionale, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è atteso in parlamento il 7 aprile per un’informativa che farà il punto proprio sul caso Sigonella e sul diniego opposto ai due caccia americani in volo quella mattina. La decisione, come ha spiegato lo stesso Crosetto, si fonda sugli accordi internazionali vigenti: sarebbero consentite solo attività legate a operazioni Nato, missioni addestrative, azioni di supporto o interventi definiti «non cinetici». Fratelli d’Italia, dal canto suo, ribadisce una posizione di principio – quella di una contrarietà alla guerra espressa storicamente – mentre Forza Italia promuove gli interventi del governo sul fronte economico, a partire dai provvedimenti sul caro energia che dovrebbero sostenere le imprese. E la Lega, per non farsi mancare nulla, ha smentito ogni possibile rimpasto che possa interessare il Viminale, nonostante le polemiche recenti sul ministro Piantedosi e la relazione con la giornalista Claudia Conte.
Il diniego ai caccia americani e la solidità dei rapporti con Washington
Venerdì 27 marzo, due caccia statunitensi hanno puntato verso Sigonella chiedendo l’autorizzazione all’atterraggio, ma quella richiesta è stata respinta perché giudicata in violazione degli accordi internazionali. Poche ore dopo, una nota di Palazzo Chigi ha assicurato che i rapporti con Washington restano solidi – una precisazione non certo secondaria, considerato che Donald Trump è di nuovo presidente degli Stati Uniti. L’episodio, che alcuni osservatori hanno letto come un gesto di autonomia italiana, altri come un obbligo tecnico-giuridico, si inserisce in un quadro geopolitico delicato, dove le basi sul territorio nazionale diventano spesso il termometro delle alleanze. E mentre l’ambasciata iraniana si compiace dei sondaggi, la società civile siciliana si prepara a scendere in strada.




