Bologna, tra i padiglioni di una fiera che guarda al domani
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
La più longeva tra le manifestazioni italiane del settore, che da quasi mezzo secolo scandisce i ritmi del mercato dell’arte nazionale, si prepara a inaugurare un nuovo ciclo. Dal 6 all’8 febbraio, Bologna Fiere ospita infatti la 49ª edizione di Arte Fiera, la prima affidata alla direzione artistica di Davide Ferri, il quale, affiancato dal direttore operativo Enea Righi, ha scelto di imprimere una svolta già a partire dal Titolo, "Cosa sarà", che evoca una proiezione decisa verso il futuro e, al contempo, rende omaggio a un artista della città come Lucio Dalla. L’intenzione, come spiegato dallo stesso Ferri, è quella di far cominciare idealmente l’esperienza della fiera dall’esterno, da quel percorso fisico e mentale che il visitatore compie prima ancora di varcare la soglia dei padiglioni, trasformando l’avvicinamento allo spazio espositivo in una prima, significativa parte della riflessione artistica.
Una nuova identità per il mercato dell'arte italiano
La scelta del nuovo direttore artistico e il rilancio del progetto culturale sono stati delineati, negli anni scorsi, con l’obiettivo preciso di restituire centralità a un appuntamento percepito come essenziale per il sistema dell’arte del Paese. Dopo un periodo in cui, per ammissione degli organizzatori, l’evento aveva parzialmente smarrito il proprio smalto, si è voluto operare una decisa inversione di tendenza, puntando a ricatalizzare un mercato che trova in questa manifestazione un punto di riferimento irrinunciabile. La fiera, come sottolineato, ha dunque ripreso a tutti gli effetti un ruolo primario nel panorama, non solo nazionale, raccogliendo un consenso crescente tra gli operatori del settore, i collezionisti più attenti e anche tra il pubblico comune, al quale viene offerta l’opportunità di cogliere dimensioni dell’arte contemporanea spesso difficili da esperire altrove.
La dimensione italiana come tratto distintivo
Quello che emerge con forza, dalle dichiarazioni dei protagonisti di questa edizione, è il desiderio di marcare un’identità precisa, che tragga la propria forza dalla consistente presenza delle più prestigiose gallerie italiane. “Arte Fiera somiglia anche un pochino a una festa per le gallerie italiane”, ha osservato Davide Ferri, precisando come questa specifica connotazione rappresenti un elemento di differenziazione rispetto alle altre principali fiere nazionali. Non si tratta, quindi, soltanto di una questione di numeri o di rappresentatività, bensì della volontà di costruire un ambiente riconoscibile, dove l’entusiasmo per la scoperta e lo scambio si fonda su una radicata conoscenza delle dinamiche e delle storie del tessuto artistico italiano, il quale, proprio in questa cornice, ritrova un momento di aggregazione e di visibilità internazionale.
Un attraversamento fisico e concettuale
Il percorso disegnato per il 2026 insiste sull’idea di un attraversamento, concependo la visita non come un semplice passaggio tra stand, ma come un’esperienza totale che coinvolge la percezione e il. L’invito a considerare il cammino verso la fiera come parte integrante della proposta culturale suggerisce un approccio più meditato e immersivo all’arte, in linea con una tendenza che sempre più spesso vede le grandi manifestazioni espositive interrogarsi sul proprio rapporto con lo spazio urbano e con il pubblico. È in questo senso che la rassegna bolognese dimostra di voler essere “per tutti”, senza per questo abdicare al proprio ruolo di piattaforma professionale di eccellenza, ma anzi tentando di colmare, almeno in parte, la distanza che a volte separa il circuito specialistico dalla fruizione più ampia e diffusa.




