Svetlana Dali fermata a Malpensa: è lei la passeggera fantasma senza biglietto volata da New York

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Ha varcato il gate d’imbarco del Newark Liberty International Airport confondendosi tra i passeggeri in attesa di salire sul volo United Airlines 19, un Boeing 777-200 con destinazione Milano Malpensa, e lo ha fatto senza che nessuno le chiedesse un documento o verificasse il suo boarding pass. La protagonista di questa vicenda, che per l’ennesima volta solleva interrogativi sui protocolli di sicurezza negli scali statunitensi, si chiama Svetlana Dali, cittadina russa con residenza permanente negli Stati Uniti, e non è certo nuova a gesti del genere. Giovedì 26 febbraio, all’arrivo dello scalo varesino, ad attenderla c’erano gli agenti della polizia di frontiera, consapevoli del fatto che a bordo di quel velivolo viaggiasse una persona la cui presenza non risultava in nessuna lista passeggeri.

La scoperta, infatti, era avvenuta quando l’aereo aveva già da diverse ore sorvolato l’Oceano Atlantico: qualcuno dell’equipaggio, nel conteggio dei presenti o forse insospettito da un movimento nei bagni, si era accorto che c’era un volto in più. Una circostanza, questa, che ha innescato la procedura che porta all'allerta delle autorità italiane, trasformando l'arrivo a Malpensa in un vero e proprio fermo. La donna, sprovvista di qualsiasi Titolo di viaggio e di un passaporto, è stata immediatamente presa in consegna dagli agenti, chiudendo così un’odissea iniziata nel New Jersey e costata, stando alle prime ricostruzioni, la capacità di eludere tutti i filtri di sicurezza predisposti dalla Transportation Security Administration e dalla compagnia aerea.

Un’ombra che attraversa l’Atlantico e il copione già visto di una recidiva

Il nome di Svetlana Dali, per chi segue le cronache giudiziarie americane, non è nuovo. Nel novembre del 2024 era riuscita nell’intento di salire a bordo di un volo Delta Air Lines dal JFK di New York diretto a Parigi, nascondendosi poi in bagno per ore e venendo scoperta solo in prossimità dell’atterraggio in Francia. Da quel momento era iniziato un iter processuale conclusosi, nel maggio del 2025, con una condanna per il reato di clandestinità a bordo di un volo internazionale; una pena che le era stata sostanzialmente condonata con il tempo già trascorso in custodia e l’imposizione di un anno di libertà vigilata, con l’obbligo di sottoporsi a valutazioni psichiatriche, data la sua insistente tesi secondo cui sarebbe stata vittima di un avvelenamento da parte di agenti governativi.

Ora, però, la vicenda si ripete con contorni quasi identici, dimostrando come le maglie della sicurezza aeroportuale, nonostante le promesse di rafforzamento dopo il primo episodio, possano ancora essere perforate. I federali dell’FBI, nella persona della portavoce Emily Molinari, hanno confermato che l’ufficio di Newark è stato immediatamente attivato e sta collaborando con la Port Authority e la TSA per capire come Dali abbia fatto ad oltrepassare il punto di controllo del gate C74, eludendo il personale United che avrebbe dovuto scannerizzare il biglietto. La sensazione, negli ambienti investigativi, è che ci si trovi di fronte a una persona capace di sfruttare i momenti di confusione, infilandosi in gruppi di viaggiatori o approfittando di varchi momentaneamente incustoditi, un modus operandi già messo in atto in precedenza a Hartford e a Miami, dove venne trovata nascosta in un bagno.

Dentro il volo senza identità: il decollo da Newark e la scoperta in volo

Il volo United 19 era partito regolarmente mercoledì 25 febbraio nel tardo pomeriggio da Newark, con orario le 17:51 locali, e sette ore più tardi, quando mancava ormai poco all’arrivo previsto per le 7:09 del mattino a Malpensa, qualcosa è andato storto nella routine di bordo. È probabile che sia stato un membro dell'equipaggio, durante i controlli di routine o forse insospettito dall'utilizzo prolungato di uno dei toilette, a rendersi conto che c'era una passeggera che non corrispondeva ad alcun posto assegnato. Una volta scoperta, per Dali non c'è stato modo di nascondersi ulteriormente: a quel punto, la procedura impone di avvisare le autorità dello Stato di destinazione, cosa che ha permesso alla polizia di frontiera italiana di preparare l'accoglienza allo scalo.

La Compagnia United Airlines, interpellata sulla vicenda, si è limitata a dichiarare che la sicurezza è la priorità assoluta e che è in corso un'indagine interna in piena collaborazione con le autorità competenti, senza aggiungere dettagli su come sia stato possibile evitare i controlli. La donna, che al momento del fermo non ha opposto resistenza, è ora al centro di accertamenti che coinvolgono sia la magistratura italiana sia quella americana, visto che la sua libertà vigilata le imponeva di non allontanarsi dal distretto giudiziario di competenza senza autorizzazione, una condizione palesemente violata.

I precedenti, le fughe e l’ombra di un disagio profondo

Dietro la cronaca di questi due episodi, quello del 2024 e quello di questi giorni, si staglia una storia personale complessa, fatta di tentativi di fuga e dichiarazioni che lasciano intravedere un disagio psichico. Lo scorso anno, dopo essere stata arrestata per il volo Parigi, Dali venne rilasciata in attesa di giudizio, ma non esitò a tagliare il bracciale elettronico per tentare di espatriare in Canada tramite un autobus Greyhound, salvo poi essere bloccata a Buffalo. Durante il processo a Brooklyn, il suo difensore Michael Schneider, pur chiedendo la scarcerazione sostenendo che non rappresentasse un serio pericolo di fuga, si è trovato a dover gestire una cliente che in aula parlava di avvelenamenti da polonio e di teorie cospirazioniste per motivare i suoi gesti estremi.

Ora, con questo nuovo capitolo che l’ha vista protagonista di un’impresa ai limiti del possibile, Svetlana Dali si trova di nuovo in custodia, questa volta in Italia, mentre dall’altra parte dell’oceano si indaga su come abbia fatto a ripetere lo stesso "scherzetto", come l’hanno definito i tabloid americani, e su quali responsabilità gravino sui sistemi di sicurezza aeroportuale. Resta il fatto che una persona senza biglietto né passaporto sia riuscita a volare da New York a Milano, seduta probabilmente in un posto rimasto libero o nascosta tra i corridoi, sollevando un caso che obbliga a riflettere sulla vulnerabilità dei cieli ipercontrollati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.