Futuro incerto per OpenAI: il ritorno di Altman potrebbe salvare ChatGPT
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Redazione Economia
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Siamo in un momento cruciale per OpenAI. Il 95% dei dipendenti è pronto a lasciare l'azienda se il consiglio di amministrazione non si dimetterà, permettendo il ritorno del CEO e fondatore Sam Altman. Molti dipendenti hanno espresso su Twitter che "OpenAI non esiste senza le sue persone". Questa situazione mette a rischio la società leader nell'Intelligenza Artificiale generativa, che ha lanciato per prima un chatbot in grado di interagire con gli esseri umani a livello umano. Questo potrebbe portare alla fine di ChatGPT.
La situazione si complica ulteriormente per OpenAI. Dopo aver allontanato uno dei fondatori, Sam Altman, e aver tentato di farlo ritornare, il board della startup californiana si trova di fronte a un altro problema. Il sostituto di Altman, l'ex CEO di Twitch, Emmett Shear, è accusato di aver postato in passato messaggi in cui lodava la cultura dello stupro e evocava un immaginario dominio nazista del mondo.
Il destino di OpenAI, l'azienda di San Francisco che ha creato ChatGpt e Dall-E, del suo ex CEO Sam Altman e del 97% dei suoi dipendenti è nelle mani di tre individui: Helen Toner, Tasha McCauley e Adam D'angelo. Sono i tre componenti rimasti nel board di OpenAI dopo la rimozione a sorpresa di Sam Altman e Greg Brockman - anche loro parte del CdA - e dopo la fuoriuscita volontaria del "pentito" Ilya Sutskever, il direttore scientifico dell'azienda che inizialmente ha votato a favore della rimozione di Altman.




