Conference League, il Crystal Palace scrive la storia: decisivo Mateta, il Rayo si inchina ai suoi tifosi
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Redazione Sport
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LIPSIA. Un gol da centro d’area, nato dalla ribattuta di un tiro dal limite che sembrava innocuo, ha regalato al Crystal Palace il primo titolo europeo della sua storia. Nella finale di Conference League giocata alla Red Bull Arena di Lipsia, gli inglesi hanno superato il Rayo Vallecano per 1-0, grazie alla prodezza del centravanti francese Jean-Philippe Mateta al 51’.
Un successo, questo, che impreziosisce ulteriormente il palmarès di Oliver Glasner – tecnico austriaco alla sua ultima panchina con i londinesi – il quale solo un anno fa aveva guidato il club alla conquista della FA Cup, battendo a sorpresa il Manchester City. Per le "Eagles", costrette a partire da questo palcoscenico minore per vicende legate a problemi di deadline burocratiche e proprietà, la rivincita è più che dolce: la vittoria garantisce infatti un posto nella prossima Europa League.
La partita, tra equilibrio e il lampo di Mateta
Il match, arbitrato dal fischietto greco, ha faticato a decollare nel primo tempo, con entrambe le difese attente a chiudere ogni pertugio. Il Rayo, nonostante i pronostici della vigilia lo vedessero sfavorito, ha mostrato coraggio: già al 25’ Alexandre Alemao aveva fatto tremare il palo con un volée mancino, mentre poco prima dell’intervallo Unai Lopez aveva sfiorato il bersaglio grosso dalla distanza.
Dalla parte opposta, gli uomini di Glasner hanno rischiato di passare in vantaggio in pieno recupero, quando Adam Wharton ha pennellato un cross perfetto per Tyrick Mitchell, il quale ha però incornato incredibilmente a lato a pochi passi dalla porta. La ripresa ha cambiato immediatamente volto alla contesa. Sei minuti dopo l’intervallo, Wharton ha calciato nuovamente dalla distanza; il portiere del Rayo, Augusto Batalla, ha respinto centralmente, ma Mateta, scattato sul più classico dei "rimbalzi d’area", non ha avuto pietà insaccando a porta vuota.
Il Palace è andato vicino al raddoppio poco dopo con una punizione di Yeremy Pino che ha centrato clamorosamente entrambi i pali, mentre lo stesso Mateta si è visto ipnotizzare da Batalla in uscita bassa. Nonostante il forcing finale degli spagnoli, il risultato non è più cambiato.
Il cuore del Rayo: uno striscione che vale più di un trofeo
Se la delusione per la sconfitta era tangibile sul volto dei giocatori del Rayo Vallecano al fischio finale, la scena successiva ha raccontato un’altra storia, forse anche più bella del trofeo stesso. La tifoseria della "terza squadra" di Madrid, quella che partiva con i favori del pronostico ampiamente contro, ha srotolato un enorme striscione biancorosso sotto il settore occupato dai propri beniamini. Vi si leggeva una frase amara ma dolcissima: "Non ho conosciuto vittoria maggiore che con te in una sconfitta".
Mentre i calciatori, esausti ma visibilmente commossi, salutavano i propri tifosi, quell’affermazione – un chiaro tributo alla stagione oltre ogni più rosea aspettativa – è diventata virale. Il Rayo, giunto a giocarsi un trofeo europeo dopo una cavalcata piena di insidie, ha ricevuto dai suoi sostenitori un’assoluzione che nessuna medaglia d’argento avrebbe potuto offuscare.
Il mercato mancato e la rivincita del "gigante" Mateta
Jean-Philippe Mateta, il mattatore della serata, è un uomo che nel calcio moderno sembrava aver già fallito qualche appuntamento importante. Nell’inverno del 2024, l’attaccante classe 1997 era ad un passo dal trasferimento in Serie A: il Milan lo aveva bloccato, ma le visite mediche hanno evidenziato un problema al ginocchio che ha fatto saltare l’affare. Anche la Juventus, in cerca di una punta fisica, lo aveva sondato senza però affondare il colpo.
Persino il Napoli, nell’estate dello stesso anno, lo aveva seriamente considerato come erede di Victor Osimhen prima di virare su altri obiettivi. Rifiutato per questioni fisiche, con un rapporto a tratti teso con i tifosi del Palace che lo accusavano di mancanza di ambizione, Mateta avrebbe potuto assistere alla finale da spettatore. Così non è stato. Il suo gol a Lipsia non solo vale una coppa, ma rappresenta la più classica delle rivincite personali, trasformando il rimpianto di un’opportunità sfumata con il Milan nell’ebbrezza di un trionfo europeo.




