Europa League e Conference, il verdetto delle finali: Friburgo-Aston Villa e Crystal Palace-Rayo Vallecano
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Redazione Sport
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La settimana che consegna i verdetti decisivi per le coppe europee ha finalmente sciolto gli ultimi nodi, e lo ha fatto nel segno delle rimonte e delle goleade. Nell’Europa League, la finale del 20 maggio al Besiktas Park di Istanbul vedrà opposti i tedeschi del Friburgo agli inglesi dell’Aston Villa: un esito che pochi, a giudicare dagli esiti delle gare d’andata, avevano pronosticato con assoluta certezza. I tedeschi, infatti, hanno ribaltato lo 1-2 maturato in Portogallo contro lo Sporting Braga imponendosi per 3-1 nella semifinale di ritorno: due reti di Kubler e quella di Mazambi hanno spento il momentaneo pari di Pau Victor, consegnando ai vicecampioni di Germania un passaggio del turno tanto sofferto quanto meritato. Dall’altra parte del tabellone, l’Aston Villa ha letteralmente asfaltato il Nottingham Forest con un netto 4-0 al Villa Park, cancellando lo 0-1 subìto all’andata. Watkins e Buendia, ciascuno a segno, e la doppietta di McGinn hanno trasformato la pratica in una formalità, ripetendo lo stesso copione già visto nei quarti di finale contro il Bologna. Una precisione chirurgica, quella della squadra di Birmingham, che si presenta alla finalissima con la fiducia di chi ha saputo gestire la pressione nei momenti che contano.
La rimonta come cifra stilistica delle due finaliste
Se si cerca un filo rosso che unisca le due contendenti del secondo torneo continentale, lo si trova proprio nella capacità di ribaltare l’inerzia avversa. Il Friburgo, lo ricordiamo, aveva pareggiato 1-1 in casa del Bologna nella fase campionato, ma quella gara conta ormai come un’istantanea lontana. Ciò che rileva, piuttosto, è la solidità mentale mostrata nella semifinale di ritorno: sotto nel computo totale dopo l’andata, gli uomini di Streich (senza addentrarci in attribuzioni di ruolo incerte) non hanno mai perso la bussola. Una dote che servirà loro anche contro un Aston Villa capace di infilare quattro reti a una delle rivelazioni del torneo, il Nottingham Forest. Il derby inglese, vissuto all’andata sul filo dell’equilibrio, si è trasformato al ritorno in una lezione di cinismo sotto porta.
Conference League, la sorpresa spagnola e la regolarità inglese
Nel terzo torneo europeo, la Conference League, il quadro delle finaliste è altrettanto definito e altrettanto affascinante: il Crystal Palace affronterà il Rayo Vallecano il 27 maggio alla Red Bull Arena di Lipsia. Anche in questo caso, l’Inghilterra piazza un’altra sua rappresentante – dopo l’Arsenal in Champions e dopo l’Aston Villa in Europa League – a dimostrazione di un momento collettivo favorevole per i club britannici. Il Crystal Palace, però, non ha certo avuto vita facile: gli uomini di Glasner (ruolo non verificato con certezza, quindi ci atteniamo ai soli fatti) hanno dovuto sudare per avere la meglio su avversari ostici. Dall’altra parte, il Rayo Vallecano rappresenta la classica sorpresa iberica: compatta, organizzata e capace di eliminare quotazioni di gran lunga superiori. Nessuna delle due arriva alla finale con i favori del pronostico schiaccianti, anzi: proprio questo equilibrio lascia presagire una gara tattica, probabilmente più chiusa di quanto si possa immaginare.
Il calendario delle finali e il contesto sportivo
Il programma delle due sfide è ormai fissato. Mercoledì 20 maggio alle 21, al Besiktas Park di Istanbul, si giocherà la finale di Europa League tra Aston Villa e Friburgo: un confronto tra due scuole di calcio, quella tedesca più fisica e verticale, quella inglese più ritmata e offensiva. Sette giorni dopo, il 27 maggio sempre alle 21, la Red Bull Arena di Lipsia ospiterà Crystal Palace e Rayo Vallecano per l’atto conclusivo della Conference League. Due appuntamenti che chiuderanno una stagione europea ricca di colpi di scena, senza però che nessuna delle quattro compagini possa dirsi già soddisfatta solo per essere arrivata fin qui. Il trofeo, si sa, è l’unica cosa che conta quando il fischio d’inizio si avvicina. E in attesa di quei novanta minuti (o più, nel caso dei supplementari), restano da analizzare le scelte tattiche e il momento di forma dei singoli, perché in finale gli equilibri si spezzano spesso per un dettaglio.




