Evasione fiscale supera i 100 miliardi, ma la lotta al sommerso dà i suoi frutti
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Redazione Economia
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L'ombra dell'economia non osservata, sebbene cresciuta in termini assoluti, si sta lentamente ma inesorabilmente ritirando di fronte all'avanzare degli accertamenti, i quali, pur non riuscendo ancora a colmare un divario che rimane smisurato, segnano un incremento significativo delle risorse recuperate. Secondo la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva pubblicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2022 la somma delle imposte e dei contributi non versati ha nuovamente superato la soglia psicologica dei 100 miliardi di euro, attestandosi a 102,5 miliardi, con un aumento di 3,5 miliardi rispetto all'anno precedente. Un dato che, se da un lato fotografa l'endemica persistenza del fenomeno, dall'altro va letto alla luce di una dinamica di crescita del sommerso che, come sottolineano gli analisti, procede a un ritmo più lento rispetto a quello dell'economia regolare, indicando forse un primo, faticoso, cambio di tendenza.
Il quadro delineato dal Ministero
Il documento ministeriale, diffuso alla fine di ottobre, fornisce una stima del gap complessivo, che viene compreso in una forbice tra i 98,1 e i 102,5 miliardi di euro. Di questa cifra mastodontica, la parte preponderante, tra 89,7 e 90,9 miliardi, è attribuibile all'evasione tributaria, mentre il divario contributivo, seppur rilevante, oscilla tra gli 8,4 e gli 11,6 miliardi. La distanza tra il gettito potenziale e quello effettivamente incassato dall'erario si attesta così al 17%, una percentuale che supera l'obiettivo fissato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, evidenziando la complessità della sfida che le autorità si trovano ad affrontare. Tra i settori che mostrano un'impennata delle irregolarità spiccano gli affitti e gli utili d'impresa, mentre la propensione all'evasione delle partite Iva, nonostante i controlli, rimane stabilmente al di sopra del 60%.
Le risposte politiche e gli accertamenti
Di fronte a numeri che confermano la vastità del problema, le reazioni politiche hanno seguito traiettorie differenti, concentrandosi su aspetti parziali del rapporto. Il presidente della Commissione Bilancio, ad esempio, ha preferito cambiare discorso, spostando l'attenzione sui proventi della lotta all'evasione e celebrando il dato, positivo, degli accertamenti. "La lotta all’evasione fiscale sta producendo risultati concreti", ha dichiarato, citando "oltre 11 miliardi di euro in più recuperati nei primi nove mesi dell’anno" come prova dell'efficacia dell'azione di governo. Un recupero che, se confrontato con l'aumento del sommerso, delinea un'imponente opera di riemersione, sebbene non ancora sufficiente a invertire del tutto la rotta.
Le disparità geografiche del fenomeno
La fotografia scattata dal Mef non è omogenea sul territorio nazionale, ma rivela profonde differenze che seguono le tradizionali linee di frattura socioeconomica del paese. L'economia sommersa, infatti, mostra segni di una crescita particolarmente significativa nelle regioni del Mezzogiorno, un dato che sottolinea come il fenomeno evasivo sia strettamente interconnesso con le fragilità strutturali e le minori opportunità di un'area del paese dove il confine tra lavoro regolare e irregolare risulta spesso più labile. Questa geografia dell'illegalità fiscale impone, di conseguenza, una strategia di contrasto che non può essere uguale per tutti, ma che deve necessariamente adattarsi alle specificità locali.




