Gaza, l’esercito israeliano pianifica l’invasione terrestre in attesa del via libera di Netanyahu
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Redazione Esteri
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Le forze di difesa israeliane, che attendono ormai solo l’approvazione formale del premier Benjamin Netanyahu per dare avvio a una nuova e decisiva fase operativa, hanno ultimato i piani per un’offensiva di terra su larga scala finalizzata all’occupazione della Striscia di Gaza. La strategia, come delineata dalle fonti militari, prevede una prima fase di bombardamenti intensivi e mirati, condotti con l’ausilio di droni, il cui obiettivo dichiarato è quello di radere al suolo interi complessi edilizi considerati obiettivi sensibili, al fine di neutralizzare le infrastrutture di Hamas e facilitare l’avanzata delle truppe a terra.
I sessantamila riservisti richiamati nelle scorse settimane, i quali sono pronti a entrare in servizio a partire dal 2 settembre, costituiscono la forza di manovra principale per un’operazione che si prospetta di lunga durata e di estrema complessità. A supporto delle operazioni, è stata ufficialmente annunciata la creazione di un nuovo battaglione di genieri, il 607esimo Battaglione "Mapatz", inquadrato all’interno della Brigata Givati e già sperimentato in azioni precedenti nell’area di Jabaliya. Il capo di stato maggiore, il generale Eyal Zamir, nel corso di una recente visita alle truppe schierate nel territorio, ha ribadito il «massimo impegno» in quella che ha definito una guerra su più fronti, il cui epicentro rimane la città di Gaza, dove si concentrano le attività militari.
Nel frattempo, le operazioni di rastrellamento e di demolizione proseguono senza sosta alla periferia di Gaza City e a Jabalia, dove i bulldozer militari stanno creando corridoi per l’accesso dei blindati. Le forze della 99ª Divisione, secondo quanto riferito dall’esercito, stanno colpendo sistematicamente le infrastrutture del gruppo militare di Hamas, sia in superficie che nella fitta rete di tunnel sotterranei, avendo distrutto nelle ultime ventiquattr’ore diversi posti di osservazione che minacciavano le truppe. Il portavoce militare ha dichiarato che l’evacuazione della popolazione civile dalle zone interessate dalle operazioni è «inevitabile», sebbene non siano state fornite ulteriori precisazioni sulle modalità o sui corridoi umanitari attivati.




