Israele pianifica una nuova offensiva a Gaza per marzo, in attesa del via libera di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la guerra nella Striscia di Gaza prosegue, fonti vicine ai piani militari israeliani riferiscono che l’esercito ha ultimato la preparazione di una nuova, massiccia operazione che potrebbe prendere il via già nel prossimo mese di marzo. L’obiettivo strategico, stando a quanto trapelato da un funzionario israeliano e confermato da un diplomatico arabo, sarebbe quello di lanciare un’offensiva mirata su Gaza City, con l’intento dichiarato di spingere la cosiddetta linea gialla – la demarcazione del cessate-il-fuoco – più vicino alla costa. Una mossa che, se concretizzata, amplierebbe ulteriormente il controllo territoriale delle Forze di Difesa Israeliane su un’area già profondamente segnata dai combattimenti.

Il nodo politico di Washington

Questa eventuale escalation, però, non dipende esclusivamente dalla volontà di Tel Aviv. Il medesimo diplomatico arabo, infatti, ha sottolineato come l’operazione difficilmente potrà essere avviata senza l’esplicito assenso degli Stati Uniti, la cui amministrazione – guidata dal presidente Donald Trump – sta ancora lavorando, insieme ai partner regionali, alla complessa “fase due” degli accordi di cessate-il-fuoco. Tale fase, come noto, è finalizzata a negoziare il disarmo del movimento Hamas, condizione che Washington considera preliminare per una soluzione stabile. L’approvazione statunitense, quindi, si configura come un prerequisito politico essenziale, in un momento in cui gli aiuti militari di Washington a Israele rimangono consistenti, come dimostra la recente autorizzazione alla vendita di equipaggiamenti per decine di milioni di dollari.

Le dichiarazioni di Netanyahu e l’indagine interna

In un contesto internazionale così delicato, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rilasciato dichiarazioni destinate a far discutere, affermando in un’intervista l’ambizione di rendere Israele indipendente dagli aiuti militari americani nel giro di un decennio. Una prospettiva di lungo periodo che, se da un lato mira a rafforzare l’autonomia strategica del paese, dall’altro non sembra intaccare nel prossimo futuro la solida alleanza di difesa che lega i due stati. Intanto, sullo scenario interno israeliano, un episodio giudiziario ha richiamato l’attenzione degli investigatori: il fermo di Tzachi Braverman, capo di gabinetto di Netanyahu, accusato di aver ostacolato le indagini sulla fuga di informazioni di intelligence verso il tabloid tedesco Bild. Un fatto, questo, che aggiunge un tassello a inchieste già in corso e che riguardano la gestione di notizie riservate.

Lo scenario operativo e le sue implicazioni

I piani operativi per Gaza, qualora ricevessero il via libera politico, delineano quindi un’intensificazione dei combattimenti in una zona urbana densamente popolata e già teatro di violenti scontri. L’espansione del controllo israeliano verso la costa, se da una parte risponderebbe a esigenze di sicurezza presentate come impellenti dal governo, dall’altra rischierebbe di inasprire ulteriormente le condizioni umanitarie nella Striscia. Tutto ciò avviene nel quadro di relazioni diplomatiche intricate, dove il sostegno americano rimane un pilastro, sebbene Netanyahu punti a un suo superamento futuro, e dove episodi di cronaca giudiziaria interna, come quello che coinvolge il suo stretto collaboratore, intersecano la sfera della sicurezza nazionale con quella delle indagini sulla trasparenza.

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