Gaza, si avvicina la liberazione degli ostaggi mentre Israele pianifica la distruzione dei tunnel
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Redazione Esteri
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L'attesa per il rilascio degli ostaggi ancora prigionieri di Hamas si fa sempre più intensa, sebbene permanga una significativa incognita sull'orario preciso in cui avverrà la loro liberazione. Dei quarantotto iniziali, sono venti le persone ancora trattenute nella Striscia di Gaza il cui ritorno a casa, coordinato dalla Croce Rossa internazionale, è ormai imminente. La dinamica del loro trasferimento, che rappresenta il fulcro di questa delicata fase, viene seguita con trepidazione, mentre le operazioni di soccorso si preparano a gestire un momento carico di emotività e di speranza dopo settimane di cattività.
I nomi e le storie dei venti prigionieri
Tra coloro che dovrebbero essere liberati a breve figurano Gali e Ziv Berman, gemelli di ventotto anni che possiedono anche la cittadinanza tedesca e che risiedevano in una cittadina israeliana di confine; stando alle informazioni pervenute, i due sarebbero stati detenuti in luoghi separati. Con loro c'è anche Alon Ohel, un pianista ventiquattrenne anch'egli con doppio passaporto israeliano e tedesco, il quale, dopo essere riuscito a fuggire dal festival Nova dove era rimasto ferito, potrebbe aver perso la vista da un occhio. Le loro condizioni di salute, così come quelle degli altri ostaggi, costituiscono uno dei principali motivi di preoccupazione per le autorità che si apprestano ad accoglierli.
Hamas riafferma il controllo sul territorio
Nel frattempo, mentre si attende l'evolversi dello scambio, Hamas sta riempiendo con le sue milizie le strade di Gaza che sono temporaneamente libere dalla presenza dei soldati israeliani. Poliziotti in uniforme e pattuglie di sicurezza hanno ricominciato a circolare, un segnale chiaro che il movimento che governa la Striscia si sta affrettando a ripristinare il proprio controllo sull'ordine pubblico. Questa presenza, tuttavia, rischia di complicare non poco i termini dell'accordo di tregua, il quale, in una sua fase successiva, prevede esplicitamente il disarmo totale di tutti i gruppi armati. Fonti locali e report internazionali confermano che il movimento ha già richiamato in servizio settemila membri delle sue forze di sicurezza e ha nominato cinque nuovi governatori, tutti con un solido passato militare.
Il fragile ingresso degli aiuti umanitari
Parallelamente a questi sviluppi, hanno cominciato a fare il loro ingresso nella Striscia i primi convogli di aiuti, un flusso che si spera possa essere continuo e ininterrotto. "Iniziamo a vedere i primi camion", ha dichiarato Rosa Mazzone, un'operatrice di Medici senza frontiere da Deir el Balah, sottolineando come sia necessario assolutamente di tutto, dai beni di prima necessità al personale sanitario. La stessa operatrice ha descritto una quiete innaturale, definita "straniante" e quasi "minacciosa", in un'area dove per due anni il ronzio costante dei droni e il boato dei bombardamenti hanno scandito ogni singolo giorno. L'accesso senza limiti per gli aiuti rimane una priorità assoluta per cercare di alleviare le condizioni disperate della popolazione.
Le dichiarazioni israeliane sulle operazioni future
Da parte sua, Israele ha già annunciato pubblicamente le sue intenzioni per il periodo immediatamente successivo al ritorno degli ostaggi: l'esercito procederà alla distruzione sistematica di tutti i tunnel costruiti da Hamas sotto Gaza. Questa operazione, che rappresenta l'obiettivo militare primario, mira a neutralizzare l'infrastruttura sotterranea che il gruppo ha utilizzato per anni per il movimento di uomini, armi e, si sospetta, per la detenzione di alcuni prigionieri. La complessità di una simile azione, che dovrà inevitabilmente fare i conti con una fitta rete di cunicoli e passaggi, lascia presagire che la fase successiva al cessate il fuoco potrebbe essere altrettanto critica e pericolosa.




