Enzo Paolo Turchi, la danza e le ferite di un'infanzia napoletana
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il riconoscimento ricevuto a Roma, l’Italian Awards Tv, conferitogli «per il suo cristallino talento, l’inossidabile passione e la sua altissima serietà professionale», ha rappresentato per Enzo Paolo Turchi un motivo di legittimo orgoglio, sebbene il premio che riceverà al teatro Troisi di Cava de’ Tirreni, il Premio Arte in Danza, abbia per lui, come ha dichiarato, «un valore più forte», poiché proviene dalla sua Campania, una regione che non ha mai smesso di essere per lui una fonte inesauribile di ispirazione e di energia. È in questa occasione che il coreografo, icona indiscussa dello spettacolo italiano, ha scelto di ripercorrere le tappe di una vita segnata da un inizio difficile, parlando senza filtri della sua infanzia nei Quartieri Spagnoli di Napoli, dove sua madre, come ha rivelato, «era fuori di testa» e suo padre è stato una figura pressoché assente, visto soltanto tre volte, tanto che a soli otto anni, per poter mangiare, era costretto a fare le pulizie in una bisca.
Le critiche senza veli a Ballando con le Stelle
Proprio quelle esperienze, che qualcuno avvicinano a una sorta di lezione di vita, sembrano aver forgiato il suo carattere schietto e diretto, un approccio che emerge con forza quando si affronta il tema della danza in televisione. Turchi, la cui carriera lo ha visto affiancare un mito assoluto come Raffaella Carrà e far sognare intere generazioni, non usa infatti giri di parole per esprimere il suo giudizio su “Ballando con le Stelle”, programma che definisce, senza lasciare spazio a interpretazioni, come non appartenente al mondo della danza. «Lì non ci sono giudici ma opinionisti», ha affermato, sottolineando come la maggior parte di essi sia spesso incompetente in materia, e specificando che si tratta di un contenitore di balli per persone che, per l'appunto, ballerine non sono.
Il sogno nel cassetto legato ad Amici
Mentre sminuisce, con una certa durezza, il valore coreutico del programma di Rai Uno, Turchi confessa invece un'altra ambizione, un sogno che riguarda il salotto avversario. L'artista, la cui figura è indissolubilmente legata alla storia della televisione italiana, ha espresso infatti il desiderio di sedere un giorno al tavolo dei giudici del talent show “Amici” di Maria De Filippi, rivelando un'aspirazione che contrasta volutamente con il suo netto rifiuto verso l'altro format, da lui considerato lontano dai canoni artistici che hanno sempre ispirato il suo lavoro.
La resilienza di uno scugnizzo diventato star
Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo che, partendo da una condizione di profonda difficoltà, ha costruito con tenacia e talento una carriera straordinaria, e che oggi, a 75 anni, non ha perso la volontà di lanciare messaggi chiari e di ambire a nuovi traguardi. Le sue parole, che uniscono la fierezza per i riconoscimenti ottenuti alla crudezza del racconto biografico e alla franchezza delle opinioni, dipingono il percorso di un artista complesso, la cui autorevolezza è maturata attraverso esperienze di vita estreme prima ancora che sui palcoscenici televisivi, e che ora gli permettono di guardare al presente con lo sguardo disincantato di chi, avendo vissuto e superato prove ben più ardue, non teme di esprimere giudizi severi.




