Milano, indagati i quattro poliziotti della sparatoria di Rogoredo. L'uomo ferito, già noto alle forze dell'ordine

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Milano ha formalmente iscritto nel registro degli indagati i quattro agenti delle Uopi – le unità operative di pronto intervento – che sono stati coinvolti, nel pomeriggio di ieri a Rogoredo, in una sparatoria con un trentenne di origine cinese, il quale, dopo aver sottratto l’arma a una guardia giurata, ha fatto fuoco contro di loro. L’ipotesi di reato, un concorso in lesioni colpose, viene esaminata – come è prassi in casi del genere – parallelamente alla causa di giustificazione legata all’uso legittimo delle armi, che gli inquirenti dovranno ora valutare sulla base della ricostruzione dei fatti. L’uomo, che versava in condizioni gravissime dopo essere stato colpito dalla reazione degli agenti, era già noto alle forze dell’ordine, che lo avevano fermato in tre diverse occasioni nel giro degli ultimi quattro giorni, segnalandolo ogni volta alla magistratura per condotte aggressive e minacciose.

Le circostanze precedenti alla sparatoria

Quello che la Procura dovrà ora accertare, aprendo un fascicolo d’indagine che è considerato un atto dovuto, è l’esatta sequenza degli eventi che ha portato al conflitto a fuoco, senza tralasciare il complesso profilo dell’uomo coinvolto, il quale – secondo quanto riferito dalla moglie, rimasta in Cina – soffrirebbe di gravi disturbi psicologici. Egli, infatti, non regolarmente soggiornante in Italia, era già stato oggetto di provvedimenti, incluso un ricovero in psichiatria, a seguito di episodi che vedevano il suo comportamento divenire sempre più instabile e potenzialmente pericoloso: dai tentativi di rubare un cacciavite alle minacce con due pezzi di manici di scopa branditi come armi, fino all’aggressione, avvenuta il giorno prima della sparatoria, a una guardia giurata armata presso la stazione Centrale, episodio che, sebbene non abbia portato alla sottrazione dell’arma in quella sede, anticipa drammaticamente la dinamica di Rogoredo.

Il quadro giudiziario e il doppio binario dell’inchiesta

L’iscrizione degli agenti nel registro degli indagati, dunque, non pregiudica in alcun modo la valutazione sulla legittimità del loro operato, ma segue il percorso obbligato che si attiva quando un intervento di polizia, pur nell’ambito dei propri poteri, ha esiti letali o di grave lesione per una persona. Gli investigatori, pertanto, si trovano a dover percorrere un doppio binario: da un lato, esaminare la condotta del trentenne, che ha dato inizio all’azione criminosa rubando una pistola e sparando; dall’altro, vagliare con estrema attenzione la risposta delle forze dell’ordine, la cui proporzionalità e necessità verranno verificate attraverso le testimonianze, le perizie balistiche e qualunque altro elemento utile. La scriminante dell’uso legittimo delle armi, prevista dall’articolo 53 del codice penale, rimane centrale in questo procedimento, il cui esito dipenderà dalla meticolosa ricostruzione di quei secondi concitati.

Il contesto personale e l’appello dei familiari

Mentre prosegue l’indagine, emerge con maggiore chiarezza la situazione personale dell’uomo, il quale, descritto dalla famiglia come “il pilastro” della stessa, sembrava aver perso ogni punto di riferimento, sprofondando in una crisi che le istituzioni, con i ripetuti fermi e il ricovero, non erano riuscite a contenere. Le aggressioni con bastoni, i gesti minacciosi e, infine, il furto dell’arma delineano una spirale di degrado e di sofferenza che ha trovato il suo epilogo drammatico in una strada di periferia, dove la sua vita è ora appesa a un filo. Questo aspetto, seppur non giuridicamente dirimente per le accuse in campo, contribuisce a dipingere un quadro complesso di un episodio di cronaca nera che ha scosso la città, lasciando aperte riflessioni sulla gestione di casi di disagio psichico estremo e sul loro imprevedibile intersecarsi con la sicurezza pubblica.

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