Sparatoria a Rogoredo: avvisi di garanzia per quattro poliziotti, polemica sulle notifiche
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Redazione Interno
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Nel quadro delle indagini sulla sparatoria di domenica scorsa a Rogoredo, che ha visto un cittadino cinese ferire un vigilante e poi aprire il fuoco contro un'auto della polizia, sono stati ufficialmente notificati oggi gli avvisi di garanzia ai quattro agenti delle Unità Operative di Intervento (UOPI) di Milano coinvolti nell’azione, i quali, dopo essere riusciti a fermare l’uomo, hanno sparato colpendolo alla testa e al braccio. La notizia, che giunge a pochi giorni dall’episodio in via Cassinis, ha sollevato una precisa critica da parte del segretario generale del Siap, il sindacato autonomo di polizia, il quale, pur non entrando nel merito delle decisioni della magistratura, ha stigmatizzato con forza la modalità con cui i funzionari sono stati informati della situazione giudiziaria che li riguarda.
La procedura contestata
Ciò che è stato definito “irrispettoso”, e su questo punto il sindacato ha espresso un chiaro disappunto, è il fatto che gli agenti abbiano appreso dell’esistenza dell’avviso di garanzia attraverso le anticipazioni dei media già lunedì, dovendo invece attendere la giornata di oggi per ricevere la formale notifica dell’atto da parte degli organi giudiziari. Una discrepanza temporale che, stando a quanto riferito, ha creato un’inutile apprensione e una condizione di incertezza professionale tra i destinatari dell’avviso, i quali hanno saputo del provvedimento in modo indiretto prima che attraverso i canali ufficiali previsti dalla legge.
Il quadro precedente alla sparatoria
Il ferito, un trentenne di origini cinesi, nei giorni immediatamente precedenti l’acceso conflitto a fuoco era già stato al centro di diversi interventi delle forze dell’ordine, essendo stato bloccato in tre distinte occasioni nell’arco di pochi giorni per comportamenti aggressivi e minacciosi. Le cronache riportano, tra l’altro, un tentativo di furto di un cacciavite, l’aggressione con un bastone a una guardia giurata presso la stazione Centrale e l’atteggiamento minaccioso con due manici di scopa branditi come armi; episodi che, in un caso, avevano anche condotto a un breve ricovero in una struttura psichiatrica. La moglie dell’uomo, contattata dalla Cina, ha parlato di un “crollo mentale” avuto dal coniuge.
Lo scontro armato e le indagini
La dinamica dell’ultimo episodio, quello culminato con gli spari, è iniziata con l’aggressione e la sottrazione dell’arma da fuoco a un vigilante, gesto che ha dato il via a una pericolosa fuga. L’uomo, dopo aver preso la pistola, ha cominciato a sparare colpendo l’autovettura dei poliziotti intervenuti per fermarlo in piazza Mistral. La reazione degli agenti, che ha portata alle ferite riportate dal trentenne, è ora al vaglio degli investigatori, i quali dovranno accertare ogni aspetto della condotta tenuta durante l’intervento. Le indagini procedono dunque su un duplice binario, volto a ricostruire sia le responsabilità penali individuali dell’aggressore sia la legittimità dell’uso della forza da parte dei funzionari di polizia, i quali, come previsto dalla prassi in simili casi, sono sotto inchiesta.




