Ancora un poliziotto indagato: le toghe preparano un fascicolo per la sparatoria a Rogoredo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo episodio di violenza armata ha scosso ieri sera il quartiere di Rogoredo, a Milano, dove le forze dell'ordine sono state costrette a intervenire in una situazione di estremo pericolo. La dinamica, che ha visto un uomo di origini cinesi, Liu Wenham, impadronirsi dell'arma di una guardia giurata e rivolgere i primi spari contro i poliziotti intervenuti, si è conclusa con il ferimento in condizioni gravissime del trentenne, ora ricoverato in rianimazione. La procura di Milano, per quella che definisce una procedura doverosa, si appresta ad aprire un fascicolo nei confronti dell'agente che ha risposto al fuoco, un atto che segue di pochi giorni un altro caso analogo e che riaccende il dibattito, sempre più intricato, sul bilanciamento tra legittima difesa e responsabilità nell'esercizio delle funzioni di pubblica sicurezza.

Il quadro delle indagini e le accuse reciproche

Mentre Liu Wenham, il cui quadro clinico resta critico all'ospedale Niguarda, è formalmente accusato dalla magistratura di tentato omicidio, rapina e lesioni aggravate, il procedimento a carico degli agenti si configura sotto una luce differente. I quattro poliziotti delle Uopi, le unità specializzate di primo intervento, sono stati iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi di concorso in lesioni colpose; un atto, come sottolineato dagli inquirenti, che serve anche a tutelare i loro diritti nel corso delle indagini. Alla base della decisione del pm vi è la necessità di accertare ogni aspetto di una reazione armata che, seppure inquadrata nell'alveo della legittima difesa, ha prodotto un esito drammatico. La scriminante dell'«uso legittimo delle armi», prevista dal codice penale, accompagna fin dall'inizio la loro posizione, a significare che gli investigatori non mettono in discussione la sostanziale fondatezza del loro intervento ma devono verificarne la proporzionalità, momento per momento, in quel contesto caotico e ad altissimo rischio.

La complessa valutazione dell'uso della forza

La causa di giustificazione che protegge gli agenti, infatti, non è automatica ma dipende da una valutazione complessa della situazione concreta. Gli elementi acquisiti, incluso il fatto che l'uomo abbia per primo esploso colpi d'arma da fuoco dopo aver sottratto la pistola a un vigilante, delineano senza dubbio un'aggressione ingiusta e un pericolo immediato per l'incolumità degli agenti e dei cittadini. Proprio questa circostanza, del tutto accertata, rende la scelta della procura, per alcuni osservatori, un mero adempimento formale, mentre per altri rappresenta un passaggio necessario per garantire trasparenza e rigore, evitando che il principio della legittima difesa diventi una copertura indiscussa per qualsiasi uso letale della forza. La gravità delle ferite riportate da Wenham, dunque, diventa l'elemento oggettivo che innesca l'obbligo di un'indagine approfondita, a prescindere dalla colpevolezza iniziale dell'aggredito.

Il contesto di una città sotto pressione

La sparatoria di via Cassinis, che segue di pochi giorni un altro caso con un agente indagato, si inserisce in un clima di tensione percepibile nelle periferie metropolitane, dove gli interventi di polizia avvengono spesso in scenari imprevedibili e potenzialmente esplosivi. L'iter giudiziario che ora si avvia, con i suoi tempi e le sue verifiche tecniche, dovrà sciogliere il nodo centrale: se la risposta armata degli agenti, collettiva e determinata dalla necessità di neutralizzare una minaccia attiva, sia rimasta confinata nei limiti della necessità e della proporzionalità richieste dalla legge. Una questione che i magistrati dovranno dipanare analizzando le traiettorie, le posizioni e la sequenza degli spari, in un quadro già segnato dalla ferocia dell'attacco subito dalle forze dell'ordine.

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