sparatoria a Rogoredo: procura apre fascicolo e indaga quattro poliziotti per lesioni colpose

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Milano ha aperto un fascicolo sulla drammatica sparatoria di domenica nel quartiere Rogoredo, dove un uomo, dopo aver sottratto l’arma a una guardia giurata, ha ingaggiato un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine rimanendo gravemente ferito. L’indagine, come sottolineato dalla stessa magistratura, rappresenta un “atto dovuto” e mira a ricostruire nel dettaglio la concatenazione degli eventi, un passo procedurale obbligato ogni qualvolta l’intervento della polizia comporti l’uso letale delle armi. Il ferito, un cittadino cinese di trent’anni la cui posizione in Italia non risultava regolare, verserebbe in condizioni cliniche gravissime presso l’ospedale Niguarda, dove è stato ricoverato dopo lo scontro a fuoco.

La ricostruzione degli ultimi giorni e la dinamica

Gli investigatori della Questura sono al lavoro per tracciare con precisione i movimenti dell’uomo nei giorni precedenti l’accaduto, poiché, secondo quanto emerge, il trentenne sarebbe stato controllato dalle forze dell’ordine per ben tre volte nel giro di settantadue ore. Questi precedenti, seppur non abbiano impedito il tragico epilogo, costituiscono un tassello significativo per comprendere il contesto e il profilo del soggetto, sul quale pendono anche valutazioni circa possibili disturbi di natura psichiatrica. La dinamica, ancora da chiarire in ogni suo passaggio, vede l’uomo, impossessatosi della pistola di un vigilantes, aprire il fuoco contro gli agenti giunti sul posto, i quali hanno replicato alle sue azioni.

La posizione giuridica degli agenti coinvolti

Proprio i quattro poliziotti delle Uopi – le unità specializzate di primo intervento – che hanno preso parte all’operazione sono stati iscritti nel registro degli indagati, seppur con una premessa fondamentale che ne delinea il percorso giudiziario. La Procura li ha infatti formalmente indagati per il concorso in lesioni colpose, un atto che, lungi dal rappresentare un’accusa, è stato compiuto a loro tutela per consentire l’esercizio delle difese e l’approfondimento della legittimità dell’operato. Nello stesso provvedimento, i magistrati hanno evidenziato di ritenere al momento fondata la scriminante prevista dall’articolo 53 del codice penale, che disciplina l’uso legittimo delle armi da parte del pubblico ufficiale. Tale valutazione preliminare, che dovrà essere confermata al termine delle indagini, implicherebbe, se accertata, l’estinzione del reato.

Il principio dell’uso legittimo della forza

L’iscrizione nel registro degli indagati di tutti gli agenti intervenuti, inclusi i tre che materialmente non hanno sparato, segue una prassi consolidata nelle inchieste su episodi analoghi, volta a garantire una ricostruzione trasparente e completa. La scelta della Procura, dunque, non pregiudica la posizione degli agenti, ma anzi inserisce il loro operato all’interno di un quadro giuridico ben definito, dove la proporzionalità della reazione rispetto alla minaccia costituisce il parametro decisivo. Le indagini preliminari, ora avviate, saranno chiamate a verificare se la risposta armata dei poliziotti sia scattata in una situazione di “necessità di respingere una violenza o di impedire la consumazione di un delitto”, come prescritto dalla legge, chiarendo ogni aspetto di una vicenda che ha scosso un quartiere della città.

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