Sparatoria a Milano, quattro poliziotti indagati per lesioni colpose con l'ipotesi dell'uso legittimo delle armi
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Redazione Interno
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La Procura di Milano ha aperto un fascicolo, definendolo un "atto dovuto" per procedere con le verifiche di legge, sulla drammatica sparatoria di domenica scorsa nel quartiere di Rogoredo, un episodio che ha visto come protagonista un uomo di nazionalità cinese, Liu Wenham, e quattro agenti delle Uopi, le unità specializzate di primo intervento della Polizia di Stato. L'indagine, che dovrà ricostruire nel dettaglio la sequenza degli eventi e il profilo del trentenne – il quale, si apprende, non era regolarmente soggiornante in Italia ed era già stato fermato dalle forze dell'ordine in tre precedenti occasioni –, procede mentre l'uomo, colpito durante il conflitto a fuoco, versa in gravi condizioni. Le circostanze che hanno preceduto lo scontro a fuoco vedono l'uomo, del quale vengono segnalati possibili disturbi psichiatrici, impossessarsi dell'arma da fuoco di una guardia giurata, un gesto che ha innescato una pericolosa caccia attraverso le vie della zona, conclusasi con un conflitto a fuoco quando gli agenti, allertati, sono riusciti a intercettarlo.
L'iscrizione nel registro degli indagati
Tutti e quattro i poliziotti intervenuti sulla scena sono stati iscritti nel registro degli indagati, una mossa che le fonti investigative sottolineano essere principalmente a tutela dei diritti degli agenti stessi durante la fase delle indagini preliminari, per il reato di concorso in lesioni colpose. Tra di loro, va specificato, anche i tre che non hanno materialmente esploso i colpi di pistola. L'ipotesi di reato, tuttavia, viene immediatamente correlata – e questo è l'aspetto centrale della vicenda giudiziaria – alla causa di giustificazione prevista dall'articolo 53 del codice penale, che riguarda l'uso legittimo delle armi da parte di un pubblico ufficiale. La procura, per il momento, ritiene fondata questa scriminante, la quale, se pienamente dimostrata al termine dell'istruttoria, condurrebbe alla dichiarazione di estinzione del reato, in quanto il fatto non sarebbe più considerato antigiuridico.
Il quadro normativo dell'articolo 53
L'articolo 53, pietra angolare in casi del genere, stabilisce che il pubblico ufficiale, il quale faccia uso o anche solo minacci l'uso di un'arma o di altri mezzi di coazione fisica, non è punibile quando agisce per adempiere a un dovere del proprio ufficio e, nel contempo, per respingere una violenza o superare una resistenza all'autorità. La norma, il cui applicazione dipende dalla rigorosa ricostruzione della proporzionalità della reazione rispetto alla minaccia e dalla concretezza del pericolo corso, costituisce dunque il perno su cui ruoterà l'intera inchiesta dei magistrati milanesi, chiamati a valutare se la risposta armata degli agenti sia stata inevitabile e conforme ai protocolli operativi di fronte alle azioni dell'uomo, il quale, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe aperto il fuoco per primo contro di loro.
Le prossime tappe investigative
Il lavoro degli inquirenti, adesso, si concentrerà su una pluralità di elementi da esaminare e confrontare, dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, che potrebbero essere state presenti nell'area, alle testimonianze di eventuali passanti, fino alle perizie balistiche e alle dichiarazioni degli stessi agenti coinvolti. Parallelamente, verrà approfondita la situazione personale di Liu Wenham, la sua condizione giuridica nel territorio italiano e il suo eventuale percorso sanitario, informazioni che potrebbero contribuire a delineare il contesto generale in cui si è consumato l'episodio. La vicenda, che ha riportato l'attenzione sulla complessità e sui rischi del lavoro di pattugliamento delle forze dell'ordine in situazioni di emergenza e potenziale pericolo, attende ora gli sviluppi delle indagini per una piena chiarificazione giudiziaria.




