Meryl Streep e il paragone con Trump: «Piace Miranda perché dice quello che gli altri pensano in silenzio»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il ritorno al cinema di Miranda Priestly, a quasi vent’anni di distanza da quel cult che svelò al grande pubblico i retroscena del fashion system, porta con sé una dose sorprendente di attualità e, va detto, una certa amarezza di fondo. Mentre Il diavolo veste Prada 2 arriva nelle sale italiane (dal 29 aprile, come raccontato sul numero 19 di Vanity Fair in edicola fino al 5 maggio), è proprio la sua protagonista, Meryl Streep, a fornire la chiave di lettura più interessante di questo sequel. Interrogata sul perché un personaggio apparentemente detestabile come la direttrice di Runway continui a esercitare un fascino magnetico sul pubblico, l’attrice ha risposto senza troppi giri di parole: «Perché è come Trump, no?». Una frase, la sua, che ha subito cercato di smussare («Non sto facendo un paragone»), ma che resta lì, potentissima, a spiegare il fenomeno. Secondo Streep, la forza di Miranda – così come quella che ha portato nuovamente Donald Trump alla Casa Bianca ormai più di un anno fa – risiede nella capacità di dire ad alta voce ciò che molti pensano ma non osano pronunciare. Non si tratta di crudeltà fine a sé stessa, spiega l’attrice, ma di una forma di rispetto verso chi si ha di fronte: Miranda pretende il massimo perché crede che gli altri siano capaci di dare il massimo.
Il crollo dell’impero di carta e il ritorno di Andy Sachs
Se il primo film raccontava l’iniziazione al mondo patinato della moda, questo sequel si apre su un panorama ben più grigio, dove lo smalto si è scheggiato sotto i colpi della crisi dei media. Il giornalismo d’inchiesta, ci viene mostrato, non è immune ai tagli: Andy Sachs (Anne Hathaway) ha perso il lavoro. Quel mondo dorato che aveva scelto di abbandonare gettando il telefono in una fontana a Parigi – un gesto tanto romantico quanto simbolico – adesso richiama a sé un’ex stagista diventata adulta, disposta a fare i conti con le scelte del passato. Una posizione a Runway si ripresenta, e Andy decide che è il momento di ricomparire, non per vendere l’anima, ma per fare quella che lei stessa definisce una “scelta adulta”. È una dinamica universale, quella di chi torna sui propri passi pur avendo giurato che non sarebbe mai successo, e il film gioca proprio su questo cortocircuito tra nostalgia e necessità. L’industria è cambiata, ma le dinamiche di potere – seppure indebolite – sono le stesse.
Miranda Priestly in economia: i segni della crisi
Non è soltanto Andy a essere cambiata, naturalmente. I tempi in cui Miranda diceva ad Andy di «non essere ridicola» perché «tutti vogliono essere noi» sono finiti. La crisi della carta stampata e la trasformazione digitale hanno colpito duro anche sulla mitica Runway: il film lo rende evidente con piccoli, crudeli dettagli. Alla potentissima direttrice, oggi, tocca volare in economy. Quando entra nel suo ufficio a Manhattan, non può più lanciare il cappotto sulla scrivania dell’assistente nella speranza che qualcuno lo riprenda al volo; qualcuno (lo spirito dei tempi, ironizza la sceneggiatura) è andato a lamentarsi alle Risorse umane, costringendola a infilare il soprabito da sola. Eppure, proprio quando sembra a terra, il personaggio di Meryl Streep rivela la sua resilienza. Se il diavolo veste ancora Prada (e altri brand in un sapiente gioco di product placement), lo fa con la consapevolezza di chi sa di avere i giorni contati, ma non intende mollare la presa.
Moda, location italiane e un realismo vestito di seta
A dare a questo racconto di declino e (forse) rinascita ci pensano le immagini. Il sequel, diretto ancora da David Frankel, omaggia l’Italia con location splendide che partecipano attivamente alla narrazione patinata, come dimostra anche il cameo di Donatella Versace in una scena ambientata in un raffinato contesto milanese. Ma a differenza del primo capitolo, dove la moda era un sogno irraggiungibile, qui i costumi – curati da Molly Rogers, storica collaboratrice di Patricia Field – parlano di evoluzione. Andy non è più la ragazza che scopre il potere dell’abito; il suo guardaroba è vissuto, quasi maschile, un mix di vintage e pezzi d’archivio che raccontano una donna che ha viaggiato e lavorato. Per Miranda, invece, l’uniforme si fa più essenziale: l’alluce valgo dell’attrice sostituisce i tacchi vertiginosi, e persino la mitica acconciatura platino cede il passo a una capigliatura più rada e realistica. Il diavolo si è fatto più vecchio, più stanco, ma non per questo meno affascinante.




