Meryl Streep e il peso dei tacchi: il ritorno di Miranda Priestly ne "Il Diavolo veste Prada 2"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Rientrare nei panni di Miranda Priestly, la cui aura glaciale e il cui incedere preciso sono diventati archetipi del potere in un ufficio, ha significato per Meryl Streep affrontare nuovamente una prova fisica non indifferente. L'attrice, che riprende il ruolo nel sequel del film cult in uscita a fine aprile, ha infatti confessato a Vogue come la necessità di calzare tacchi alti per l'intera durata delle riprese – sedici settimane – le abbia procurato una sofferenza tale da sfiorare, a suo dire, un disturbo da stress post-traumatico. Una scelta, quella della calzatura, non negoziabile, poiché l'immagine del personaggio, costruita su dettagli di stile impeccabili e intimidatori, non ammetterebbe compromessi: impossibile pensare a ballerine o sneakers per colei che con uno sguardo può fermare il mondo. Se inizialmente Streep aveva sperato di poter optare per un guardaroba più comodo, magari privilegiando i pantaloni, la vista di alcune gonne Dior "assolutamente favolose" l'ha persuasa a cambiare idea, accettando, non senza patimento, anche l'iconico paio di tacchi a spillo.
Il sacrificio dell'eleganza
Quello che emerge dal racconto dell'interprete pluripremiata è il paradosso di un'eleganza che, per essere credibile sullo schermo, deve passare attraverso un'autentica disciplina rale. Gli occhiali scuri anche al chiuso e lo sguardo che non ammette repliche completano l'armatura del personaggio, ma sono proprio quelle scarpe, strumento al tempo stesso di statura e di supplizio, a incarnare la tensione costante del ritorno. Una fatica, la sua, che non si esaurisce nella singola giornata ma si accumula in un periodo di mesi, trasformando un accessorio di moda in una vera e propria prova di resistenza. La preparazione al ruolo, dunque, non ha coinvolto soltanto la sfera psicologica o interpretativa, ma ha chiamato in causa il corpo stesso, costretto a mantenere una postura innaturale e stressante per ore, giorno dopo giorno, mentre la telecamera riprendeva ogni minimo movimento come se fosse la cosa più naturale del mondo.
L'appello di Anne Hathaway al pubblico
Accanto alle rivelazioni di Streep, un altro elemento di colore arriva dalla sua collega nel film, Anne Hathaway, la quale torna a vestire i panni di Andy Sachs. In un'intervista sempre a Vogue, Hathaway ha espresso un desiderio personale rivolto al pubblico che si appresta a tornare nel mondo di "Runway". L'attrice ha infatti lanciato un appello, suggerendo agli spettatori di presentarsi in sala con un abbigliamento curato, come per omaggiare lo spirito e l'estetica della pellicola che, ormai quasi vent'anni dopo il primo capitolo, continua a dettare legge nell'immaginario collettivo legato alla moda. Un invito, il suo, che suona come un'eredità del film originale, il quale non fece soltanto ridere o riflettere, ma insegnò a molti a riconoscere il valore – e a volte il costo – di un certo tipo di eleganza.
Un'attesa che si avvicina
Con la data di uscita fissata ormai imminente, l'attesa per il sequel cresce, alimentata da questi aneddoti che svelano il dietro le quinte di un lavoro minuzioso. Il film, che promette di riportare gli spettatori nell'universo scintillante e spietato della rivista di moda, si appresta a misurare il proprio successo non solo sulla trama, ma sulla capacità di ricreare una magia che è fatta di dettagli precisi, dalla piega di una gonna al rumore distintivo di un tacco sul pavimento. Un'operazione che, come dimostra la testimonianza della protagonista, richiede un impegno totale, in cui l'arte della recitazione si fonde con la sopportazione fisica, per dare vita a un'icona che, pur essendo finzione, continua a imporre la sua legge persino su chi la interpreta.




