Meryl Streep e il ritorno di Miranda Priestly: lo stress da tacchi per un sequel attesissimo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il silenzio in un ufficio che si spezza solo dal ticchettio di una tastiera e dal suono secco di tacchi sul pavimento: è con questa atmosfera, divenuta iconica, che tornerà al cinema il primo maggio “Il Diavolo veste Prada 2”, riportando sullo schermo Meryl Streep nel ruolo della temutissima editrice Miranda Priestly. L’attrice, nonostante l’entusiasmo per il ritorno a un personaggio che ha segnato la cultura popolare, ha confessato a Vogue di aver pagato un prezzo fisico non indifferente per quella verosimiglianza, legato proprio a un accessorio fondamentale del guardaroba. «Portare i tacchi per 16 settimane mi ha quasi causato un disturbo da stress post-traumatico», ha rivelato la Streep, spiegando come l’iniziale speranza di indossare solo pantaloni sia stata sopraffatta dalla visione di alcune gonne Dior «assolutamente favolose». Una scelta estetica, dunque, che ha imposto una prova di resistenza, considerando come la figura di Miranda Priestly sarebbe inimmaginabile senza quelle calzature che ne scandiscono il potere e l’autorità in ogni scena.
L'appello glamour di Anne Hathaway al pubblico
Se da un lato le riprese hanno rappresentato una sfida personale per la protagonista, dall’altro il film si propone di travalicare lo schermo per divenire un happening collettivo, come suggerito da un altro membro storico del cast. Anne Hathaway, che riprende il ruolo di Andy Sachs, ha infatti lanciato un appassionato invito ai futuri spettatori attraverso le colonne della stessa rivista di moda, esortandoli a vivere l’uscita del film come un evento di stile. L’attrice ha espresso il desiderio che il pubblico scelga un abbigliamento elegante per la visione in sala, trasformando la proiezione in una sorta di passerella e suggerendo una partecipazione attiva che completa l’esperienza narrativa.
Un'attesa che costruisce l'evento
Con la data di uscita fissata ormai nel prossimo futuro, l’attesa per questo sequel continua a crescere, alimentata non solo dal ricordo del film originale ma anche da questi racconti che svelano, seppur parzialmente, il dietro le quinte di una produzione tanto attesa. Le dichiarazioni delle due attrici, sebbene percorrano strade diverse – una che racconta il sacrificio fisico richiesto dalla finzione, l’altra che immagina una condivisione rituale con il pubblico – concorrono a delineare l’importanza culturale di un’opera il cui impatto va ben oltre la trama. Il film si prepara così a essere un momento di celebrazione, sia per chi lo ha realizzato, affrontando le inevitabili fatiche di un set, sia per chi lo attende da anni, pronto a fare della visione un’occasione speciale.
Oltre la sceneggiatura: il peso dei dettagli
Quello che emerge, al di là delle vicende narrate, è il peso significativo che un singolo dettaglio, come un paio di scarpe, può assumere nella costruzione di un personaggio e nella vita di un’interprete, al punto da lasciare un segno tangibile anche dopo la fine delle riprese. La richiesta di Hathaway, d’altro canto, sposta l’attenzione sulla ricezione, suggerendo come certi film costruiscano attorno a sé un universo di significati condivisi, dove il codice vestimentario diventa un linguaggio per esprimere appartenenza e passione. Senza aggiungere speculazioni su trame o sviluppi, resta il fatto che l’avvicinarsi dell’uscita sta già generando un dialogo fra il film e il suo pubblico, fatto di memorie, aspettative e, ora, anche di suggerimenti su cosa indossare.




