Il diavolo a Milano: Meryl Streep come Miranda Priestly alla settimana della moda
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La Settimana della Moda di Milano è stata teatro di un colpo di scena cinematografico, dove realtà e finzione si sono fuse in un unico, memorabile happening. Alla sfilata di Dolce e Gabbana per la collezione primavera-estate, la prima fila non ha ospitato solo celebrità, ma è diventata un set per le riprese del sequel de "Il diavolo veste Prada".
Meryl Streep e Stanley Tucci sul set a Milano
Meryl Streep e Stanley Tucci, nei loro iconici ruoli di Miranda Priestly e Nigel, non erano semplici spettatori. Seduti in platea, erano immersi nei loro personaggi: lei con l’inconfondibile stile e l’atteggiamento della dispotica direttrice di Runway, lui al suo fianco. Di fronte a loro, tra il pubblico, sedeva Anna Wintour, direttrice di Vogue America, in un gioco di specchi che ha elettrizzato l'ambiente.
Una scena virale per il sequel atteso nel 2026
L'evento, divenuto immediatamente virale, è stato girato per il film in uscita nel 2026. Scegliendo un evento reale invece di uno studio, la produzione ha creato un momento unico, regalando al pubblico presente l'illusione di essere dentro al film e generando un'enorme aspettativa.
La nuova collezione: il pigiama diventa alta moda
Sulla passerella, intanto, Dolce e Gabbana hanno presentato la loro proposta per la prossima stagione calda, sdoganando il pigiama e elevandolo a capo di un’eleganza rilassata e sofisticata. Presentato in versioni di lusso e con tagli impeccabili, il guardaroba intimo si propone come un trend forte, pronto a uscire dalle mura domestiche.
Marketing integrato tra moda e cinema
Oltre al clamore, l'episodio rappresenta un caso esemplare di marketing integrato. La macchina del cinema e quella della moda si sono alimentate a vicenda, offrendosi reciprocamente visibilità e un'aura di esclusività. A Milano, per una sera, il diavolo non ha vestito Prada, ma ha scelto uno storico atelier italiano, confondendo le carte tra personaggi e persone reali.




