Le nuove regole su successioni e donazioni che entreranno in vigore dal 2026
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Redazione Economia
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Il panorama normativo che regola il trasferimento del patrimonio, sia esso mortis causa che attraverso atti di liberalità, è destinato a conoscere una profonda rivisitazione a partire dal 2026. Le modifiche, che intervengono su un assetto giuridico consolidato, mirano a coniugare la semplificazione procedurale con una più marcata attenzione agli aspetti fiscali, il cui peso ha spesso influenzato le scelte delle famiglie. L’introduzione del principio della doppia franchigia, in particolare, rappresenta un elemento di discontinuità significativo: se l’imposta del 4% grava oggi sugli importi eccedenti il milione di euro, considerando in maniera congiunta quanto percepito per eredità e per donazione, il nuovo sistema promette di ricalibrare questo meccanismo, allargando i confini delle esenzioni e, di conseguenza, alleviando il carico contributivo per una platea più ampia di cittadini.
Pubblicità nei registri immobiliari e accettazione tacita
Un altro caposaldo della riforma, che trae origine dalla legge di semplificazione numero 167 del 2025, concerne la pubblicità immobiliare degli acquisti derivanti da successione. Viene infatti facilitata la trascrizione nei registri, un passaggio cruciale per assicurare certezza ai diritti acquisiti. Il sistema fonda il suo funzionamento sul principio della “continuità delle trascrizioni”, un perno che, se violato, può generare conseguenze gravose. Si consideri, a titolo esemplificativo, una catena di trasferimenti non adeguatamente registrati: se un primo atto di vendita non viene reso pubblico e un successivo acquirente, ignaro di tutto, provvede invece a trascrivere il proprio titolo, è quest’ultimo a vedersi riconosciuta la preminenza, con la conseguente perdita del diritto per chi lo ha preceduto. La nuova normativa, rendendo più agevole l’iscrizione anche in caso di accettazione tacita dell’eredità, intende scongiurare simili ipotesi, portando maggiore fluidità in un settore tradizionalmente ingessato.
La questione legittima e la sicurezza degli acquisti
Un profilo ancor più delicato tocca i rapporti tra la volontà del disponente e i diritti dei cosiddetti legittimari, quei familiari a cui la legge riserva una quota del patrimonio indipendentemente dalle disposizioni testamentarie. Le donazioni effettuate in vita, così come le volontà espresse nel testamento, possono infatti ledere questa porzione di riserva, dando luogo ad azioni giudiziarie di riduzione. Il disegno di legge Semplificazioni, ancora all’esame del Parlamento, propone un bilanciamento innovativo, volto a salvaguardare gli atti di donazione che, pur potendo pregiudicare in futuro i diritti dei legittimari, sono fondamentali per la sicurezza del commercio giuridico. L’obiettivo dichiarato è quello di favorire la circolazione dei beni, immobili in primis, proteggendo gli acquirenti di buona fede da rivendicazioni successive.
Impatto sul mercato e sulla bancabilità degli immobili
La direzione intrapresa dalla riforma, che privilegia un’azione di riduzione soltanto indennitaria laddove un bene sia stato alienato a terzi, si prefigge di sbloccare quel vasto segmento di proprietà ricevute in donazione. Questi beni, spesso considerati poco “commerciabili” o “bancabili” a causa del rischio latente di una contestazione sulla legittima, acquisterebbero così una nuova solidità. Le garanzie offerte ai terzi acquirenti e agli istituti di credito, i quali potranno contare su un quadro normativo più definito, sono destinate a incrementare la liquidità del mercato, agevolando operazioni che oggi vengono spesso valutate con eccessiva cautela. Si delinea, in sostanza, un trasferimento di certezze dal donatario all’intero indotto economico che ruota attorno al bene.




