L'Ocse disegna l'Italia del futuro: si andrà in pensione a 70 anni
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Redazione Esteri
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L’Italia, che già oggi conta su una delle età pensionabili più elevate tra i paesi industrializzati, si sta avviando verso un ulteriore, drastico innalzamento. Secondo il rapporto “Panorama delle Pensioni 2025” pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, chi ha iniziato a lavorare nel 2024 potrebbe concludere la propria vita lavorativa soltanto intorno ai settant’anni. Una prospettiva che, se da un lato riflette l’inarrestabile invecchiamento demografico, dall’altro pone con urgenza la questione della sostenibilità finanziaria di un sistema previdenziale sotto stress.
Un traguardo lontano dalla media Ocse
Il quadro dipinto dall’organizzazione parigina, il cui studio analizza le riforme attuate tra il 2023 e il 2025, colloca l’Italia in una posizione di netta divergenza rispetto alla media degli altri paesi membri. Mentre l’età pensionabile media nei paesi Ocse si attesterà infatti a 66,1 anni, la Penisola – assieme ad altre nazioni caratterizzate da un’età media della popolazione particolarmente elevata – è destinata a superare questo confine, avvicinandosi a quella soglia simbolica che rappresenta un vero spartiacque generazionale. Ciò significa che i giovani attualmente al loro primo impiego dovranno prepararsi a una carriera lavorativa sensibilmente più lunga di quella dei loro genitori.
Il paradosso occupazionale degli over 60
A rendere il contesto ancor più complesso è un dato che rivela un duplice, e per certi versi contraddittorio, andamento del mercato del lavoro. Il tasso di occupazione nella fascia di età compresa tra i 60 e i 64 anni, nonostante sia più che raddoppiato a partire dal 2012, si ferma al 47 per cento. Una percentuale che, seppur in netto miglioramento, rimane di ben dieci punti al di sotto della media Ocse, indicando come una fetta consistente di lavoratori prossimi all’età pensionabile faccia fatica a mantenersi attiva. Questo divario, che gli esperti attribuiscono a molteplici fattori strutturali, delinea un paese in cui l’allungamento della vita lavorativa si scontra con le difficoltà concrete di molti nel rimanere occupati fino a età così avanzate.
La sfida demografica e le sue implicazioni
L’invecchiamento rapidissimo della popolazione, definito dall’Ocse una “sfida strutturale fondamentale”, sta producendo ripercussioni profonde sull’economia e sulla società. L’aumento della spesa pubblica per le pensioni, unito a un rapporto sempre più sbilanciato tra chi lavora e chi è in quiescenza, sta mettendo in ginocchio gli equilibri del sistema. Le proiezioni, che non lasciano spazio a facili ottimismi, suggeriscono come le attuali regole non siano più sufficienti a garantire la tenuta di un meccanismo che deve fare i conti con l’aumento costante dell’aspettativa di vita. Il futuro, dunque, si prospetta all’insegna di un adattamento necessario, sebbene impegnativo, a queste nuove e ineludibili realtà.




