Massimo Bossetti a "Belve Crime": la domanda sul Dna e gli slip di Yara
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Redazione Cultura e Spettacolo
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"Vorrei capire com’è finito il mio Dna sugli slip di Yara". Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio, ripete la stessa frase che ha accompagnato il processo, durante l’intervista rilasciata a Francesca Fagnani per "Belve Crime", in onda questa sera su Rai2. Con i capelli ormai ingrigiti ma lo stesso sguardo fermo, il muratore di Mapello – che da anni proclama la sua innocenza – affronta di nuovo la domanda cruciale: come sia stato possibile che tracce del suo materiale genetico siano state rinvenute sugli indumenti intimi della tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra il 26 novembre 2010.
La risposta, che non arriva, rimane al centro di un caso giudiziario diventato simbolo di un’Italia divisa tra chi vede in Bossetti il colpevole e chi invece contesta le prove. Il Dna, elemento cardine dell’accusa, è stato oggetto di dibattiti tecnici e perizie contrastanti, ma la Cassazione ha confermato la sentenza. Nel frattempo, la famiglia Gambirasio – che ha sempre respinto ogni ipotesi di errore – continua a chiedere giustizia per Yara, il cui corpo fu ritrovato in un campo di Chignolo d’Isola dopo tre mesi di ricerche.
Nella stessa puntata, spazio anche alla testimonianza di Tamara Ianni, che contribuì al maxi-blitz contro il clan Spada nel 2018. "Un membro dell’organizzazione – racconta – era venuto a casa mia con un sieropositivo per sputare sangue infetto addosso a mio figlio di due anni". Una delle tante violenze subite da chi osava sfidare il controllo della cosca su Ostia, dove estorsioni, narcotraffico e occupazioni abusive erano gestiti con metodi sempre più brutali. Trentadue arresti, tra cui esponenti di spicco, segnarono un colpo durissimo per una struttura ormai assimilabile alla mafia, legata a doppio filo con famiglie come i Casamonica.




