Jim Carrey, il caso del sosia e il giallo risolto dal delegato dei César
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il fragore mediatico seguito all'apparizione di Jim Carrey alla 51ª edizione dei Premi César, tenutasi all'Olympia di Parigi giovedì 26 febbraio, non si è ancora placato, anzi, si è arricchito di colpi di scena che mescolano trucco prostetico, dichiarazioni ufficiali e la naturale propensione del web per le teorie del complotto. L'attore 64enne, canadese-americano, era stato invitato per ritirare il prestigioso César onorario alla carriera, un riconoscimento che l'Académie des Arts et Techniques du Cinéma gli ha tributato per il suo contributo eccezionale al mondo del cinema. Tuttavia, ciò che avrebbe dovuto essere una serata di celebrazione si è trasformato in un caso nazionale, se non globale, quando le prime immagini dell'interprete di The Truman Show hanno cominciato a diffondersi sui social network e sulle testate giornalistiche. Il suo aspetto, caratterizzato da tratti del viso insolitamente tirati, zigomi molto pronunciati e una capigliatura scura e lunga fino alle spalle, ha immediatamente fatto scattare l'allarme tra i fan: molti di loro, sui profili X e Instagram, hanno dichiarato di trovarsi di fronte a un uomo irriconoscibile, con uno sguardo diverso e persino una tonalità della voce alterata rispetto ai ricordi cinematografici degli anni Novanta.
La genesi di una teoria: dal botox al clone
L'effetto sorpresa, amplificato dalla prolungata assenza di Carrey dalle scene e dai red carpet – la sua ultima uscita pubblica risaliva al novembre 2025 per la cerimonia di induzione della Rock & Roll Hall of Fame – ha lasciato campo libero alle ipotesi più disparate. In un primo momento, una parte del pubblico ha attribuito il cambiamento a possibili interventi di chirurgia estetica o a un uso massiccio di filler e botulino, ipotizzando che l'attore avesse voluto cancellare i segni del tempo. Altri, invece, hanno cominciato a notare dettagli più sottili, come la colorazione degli occhi, apparentemente passata dal castano scuro a una tonalità nocciola-verde, e l'inespressività di un volto che per decenni è stato la maschera vivente della comicità iperbolica, da Ace Ventura a The Mask. Queste discrepanze hanno alimentato una corrente di pensiero molto più radicale: l'uomo che aveva ringraziato la giuria in un francese accuratamente studiato non poteva essere il vero Jim Carrey. Era, piuttosto, un sosia perfetto, un imitatore ingaggiato per sostituirlo, o addirittura – in un delirio di complottismo 2.0 – un "clone" creato artificialmente per ingannare il pubblico. La situazione è apparsa a tal punto surreale che un utente ha commentato: "Questa è roba da Truman Show".
La mossa del trasformista Alexis Stone e la conferma del management
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato, nei giorni successivi, un post del celebre trasformista e make-up artist britannico Alexis Stone, noto per le sue metamorfosi in celebrità come Donatella Versace o Lana Del Rey. Stone ha pubblicato sul suo profilo Instagram una serie di immagini che lo ritraevano con una maschera in silicone, una dentiera e una parrucca identiche ai tratti del Carrey "irriconoscibile" visto a Parigi, corredate da una didascalia che lasciava intendere una sua infiltrazione all'evento ("Alexis Stone nei panni di Jim Carrey a Parigi"). La coincidenza temporale ha scatenato l'ira dei social: una parte degli utenti ha creduto di avere la prova definitiva della sostituzione, mentre una frangia più scettica ha obiettato che le foto della maschera potessero essere state generate dall'intelligenza artificiale o che si trattasse di un'abile trovata pubblicitaria del trasformista per cavalcare l'onda mediatica. Il dubbio, insomma, è rimasto, alimentato anche dal silenzio iniziale dell'attore.
Proprio per dissipare le nebbie che avvolgevano la partecipazione della star, è intervenuto in maniera categorica Gregory Caulier, delegato generale dei César. In una dichiarazione rilasciata alla rivista Variety, Caulier ha definito l'intera vicenda una "non questione", spiegando nei dettagli come si siano svolti i fatti. La visita di Carrey, ha rivelato, era stata pianificata con ben otto mesi di anticipo, sin dall'estate precedente. L'attore, toccato dall'invito dell'Académie, aveva lavorato per mesi alla stesura e alla pronuncia del suo discorso in francese, chiedendo persino consigli sulla dizione di alcune parole. Ma c'è di più: a testimonianza dell'autenticità della serata, Caulier ha ricordato che Carrey non era solo. Con lui, infatti, c'erano la compagna Mina, la figlia Jane, il nipotino Jackson e una dozzina tra amici e familiari più stretti, incluso il suo agente stampa storico e il regista Michel Gondry, vecchio amico e collaboratore, con il quale l'attore ha condiviso momenti di gioia durante il ricevimento.
Le prove materiali di una presenza autentica
Oltre alle dichiarazioni ufficiali del delegato, emergono particolari concreti che rendono la teoria del sosia difficilmente sostenibile. Il team di Jim Carrey, interpellato da testate come TODAY.com, ha confermato senza mezzi termini che l'attore era presente di persona alla cerimonia, dove ha ritirato il premio e ha tenuto un discorso che ha toccato corde profonde, ricordando il padre Percy Joseph Carrey e dedicando parole affettuose alla sua "straordinaria compagna". Anche i resoconti stampa, come quello del sito El Salvador, descrivono un Carrey che, seppur diverso nell'aspetto, non ha perso il suo spirito: sul palco, tra un ringraziamento e l'altro, ha infatti regalato al pubblico alcune delle sue celebri smorfie, dimostrando che la sua indole comica è ancora viva. Del resto, l'attore stesso aveva annunciato un ritiro dalle scene nel 2022, salvo poi tornare per Sonic 3 nel 2024, e aveva spesso dichiarato di preferire la sua vita tranquilla dedita alla pittura e alla scultura, lontano dagli obblighi di Hollywood. L'aver accettato un tributo alla carriera in Francia, un Paese che ha sempre amato e dove ha legami familiari lontani (un suo trisavolo partì proprio dalla Francia per il Canada secoli fa), rappresenta un gesto coerente con un artista che sceglie con cura le sue apparizioni pubbliche, lasciando che siano i fatti, e non le speculazioni digitali, a parlare per lui.




