Jim Carrey ai César con il volto gonfio e la teoria del complotto sul sosia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Correva il 26 febbraio scorso quando, sul palco dell'Olympia di Parigi, Jim Carrey saliva a ricevere il César onorario alla carriera, un riconoscimento che l'Accademia del cinema francese gli aveva riservato per celebrare un percorso artistico segnato da maschere indimenticabili e da un'elasticità facciale divenuta, nel tempo, un marchio di fabbrica. Eppure, ciò che avrebbe dovuto rappresentare un momento di celebrazione si è rapidamente trasformato in un caso virale, e l'oggetto del contendere non era il discorso pronunciato dall'attore — un intervento in francese costruito con cura e dedicato alle sue origini bretoni — bensì il suo volto, apparso ai più gonfio, insolitamente liscio e quasi irriconoscibile. In molti, guardando le immagini e i video della cerimonia, hanno cominciato a interrogarsi su chi fosse davvero quell'uomo in giacca e papillon che ringraziava la presidente Camille Cottin e il pubblico, e in men che non si dica il dubbio si è trasformato in una certezza per i frequentatori dei social network: quello non poteva essere il vero Jim Carrey. Qualcuno, anzi, ha scritto senza mezzi termini che le possibilità che si trattasse proprio di lui erano pari a zero, dando così il via a una ridda di congetture che hanno spaziato dall'ipotesi del sosia a quella, ben più estrema, di un clone se non addirittura di un alieno intrufolatosi tra gli ospiti d'onore della kermesse parigina.

Il ruolo ambiguo di Alexis Stone e il ritorno di vecchie interviste

A complicare ulteriormente un quadro già di per sé fumoso ci ha pensato Alexis Stone, artista drag noto per le sue trasformismi e per la capacità di riprodurre alla perfezione i lineamenti dei volti celebri, che ha pubblicato sul proprio profilo Instagram alcune immagini ritraenti protesi in lattice e una parrucca dal taglio inequivocabilmente simile a quello sfoggiato da Carrey quella sera a Parigi, corredando il tutto con una didascalia — “Alexis Stone as Jim Carrey in Paris” — che molti hanno interpretato come una silenziosa ammissione di sostituzione. Il post, va detto, potrebbe essere stato realizzato con il ricorso all'intelligenza artificiale o potrebbe semplicemente rappresentare l'ennesima messa in scena di un performer abituato a giocare con i codici dell'identità e della somiglianza, ma l'effetto che ha sortito è stato quello di alimentare ulteriormente la macchina del complotto. A ciò si è aggiunta, come spesso accade in questi casi, la riemersione di vecchie interviste, in particolare una risalente ai primi anni Duemila in cui Carrey raccontava a David Letterman di essersi servito in passato di alcune controfigure per seminare i paparazzi e guadagnarsi qualche momento di tregua dall'assedio dei flash. Un'ammissione, quella, che agli occhi dei teorici della sostituzione ha assunto il valore di una prova schiacciante, la conferma che l'attore non avrebbe avuto alcuno scrupolo a mandare un sosia sul palco di una delle premiazioni più importanti del cinema francese.

La ricostruzione dei fatti e le parole del delegato generale

Di fronte al dilagare delle illazioni, che rischiavano di offuscare il significato stesso del premio conferito, è stato necessario l'intervento diretto di Gregory Caulier, delegato generale dei Premi César, il quale in una dichiarazione rilasciata a Variety ha ripercorso nel dettaglio la genesi della partecipazione di Carrey all'evento, nel tentativo di restituire alla vicenda una parvenza di normalità. La visita dell'attore, ha spiegato Caulier, era stata pianificata fin dall'estate precedente, e per otto mesi lui e il suo staff avevano lavorato a stretto contatto con l'organizzazione, con Carrey che aveva mostrato fin da subito un'entusiasmo quasi commovente per l'invito ricevuto. L'attore, ha proseguito il delegato, aveva trascorso mesi a studiare il suo discorso in francese, preoccupandosi di apprendere la pronuncia esatta di ogni singola parola e chiedendo ripetutamente consiglio proprio a Caulier, che lo aveva supportato in questa preparazione linguistica. Era giunto a Parigi circondato dalle persone a lui più care, la compagna Min Ah, la figlia Jane, il nipote e una dozzina tra amici e parenti, e durante la serata aveva incontrato con gioia il vecchio amico Michel Gondry, il regista con cui aveva condiviso il set di Se mi lasci ti cancello e di alcune successive produzioni seriali.

Un discorso tra memoria familiare e omaggio al padre

Il discorso pronunciato da Carrey dal palco dell'Olympia, al di là delle distorsioni interpretative che ne sono seguite, meriterebbe di essere ricordato per il suo contenuto autentico e per l'emozione che lo attraversava. L'attore, con quel francese appreso per l'occasione e reso ancora più imperfetto dalla commozione, ha voluto ripercorrere le proprie radici familiari, risalendo fino a un antenato di nome Marc-François Carré che circa trecento anni fa era partito da Saint-Malo per emigrare in Canada, gettando così le basi di una storia che avrebbe portato, generazioni dopo, alla nascita di una star hollywoodiana. Un cerchio che si chiudeva, quello del cognome Carré che in francese significa appunto “quadrato”, come ha voluto sottolineare lo stesso Carrey prima di lasciare spazio al ricordo del padre, Percy Joseph Carrey, definito l'uomo più divertente che abbia mai conosciuto e colui che gli aveva trasmesso i valori dell'amore, della generosità e della risata. Sul palco, accanto a lui, c'erano la figlia e la compagna, e il pubblico francese, composto da professionisti dell'industria cinematografica, gli ha tributato una standing ovation che suggellava il valore di una carriera costruita sulla capacità di trasformare il proprio e il proprio volto in materia plastica per la narrazione comica e drammatica. La stessa storica addetta stampa di Carrey, Marleah Leslie, interpellata da Tmz, ha confermato senza possibilità di equivoci che l'attore era presente di persona e che aveva ricevuto il suo César d'onore, aggiungendo così un ulteriore tassello alla ricostruzione ufficiale degli eventi.

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