Jim Carrey, il premio ai César e la teoria del clone che infiamma il web

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’eco delle polemiche, se così vogliamo definirle, non si era ancora spenta dopo la cerimonia dei César a Parigi che puntuale, come un copione già scritto, è arrivata la precisazione degli organizzatori. Al centro della bufera, se di bufera si può parlare, ci finisce Jim Carrey, o meglio, qualcuno che per molti utenti del web non sarebbe lui. L’attore canadese, 62 anni portati con una disinvoltura che pochi suoi colleghi possono vantare, era stato invitato a ritirare il prestigioso premio alla carriera, l’onorificenza che l’Accademia francese concede ogni anno a una personalità internazionale. Ma il ricordo dei suoi film, da The Mask a Tutti dicono I love you, è passato in secondo piano rispetto al tam tam scatenato dal suo aspetto fisico. Volto gonfio, zigomi troppo alti, pelle tirata: in molti, commentando sui social, hanno giurato di trovarsi di fronte a un impostore. Una teoria, quella del sosia, che ha preso piede al punto da costringere Gregory Caulier, il delegato generale dei premi francesi, a rilasciare dichiarazioni per smentire quella che ai più appare come una bufala, ma che per i complottisti digitali è ormai una certezza.

La genesi di un mistero mediatico e la smentita dell’organizzazione

Tutto è partito da un post, manco a dirlo, di un noto trasformista, quel Alexis Stone che aveva già giocato con l’idea di sostituirsi ai divi di Hollywood. Pubblicando alcune foto in cui mostrava maschere e protesi simili ai tratti di Carrey, ha involontariamente alimentato l’illusione che il vero attore non fosse mai salito sul palco dell'Olympia di Parigi. Il tam tam è diventato subito vorticoso: “Non è lui”, “gli occhi sono di un altro colore”, “sembra un automa”, sono solo alcuni dei commenti che hanno invaso la rete. Peccato che, a smentire tutto, ci siano i fatti, quelli concreti, e non le suggestioni. Caulier, interpellato da Variety, ha spiegato nei dettagli come la visita di Carrey fosse in cantiere da mesi, addirittura dall’estate precedente. Otto mesi di trattative, di discussioni, persino di lezioni di francese, visto che l’attore, con grande sorpresa dei presenti, ha tenuto un intero discorso nella lingua di Molière. Una performance, quella linguistica, che difficilmente un semplice imitatore avrebbe potuto improvvisare, e che è costata all’interprete settimane di esercizi sulla pronuncia, con tanto di consultazioni continue con lo stesso Caulier.

Del resto, la presenza di Carrey a Parigi non è stata certo un evento solitario. Ad accompagnarlo, infatti, c’erano la figlia Jane, il nipote Jackson e la sua compagna, una certa Min Ah, accanto alla quale l’attore non si era mai fatto vedere pubblicamente prima d’ora. Dodici tra amici e familiari, stando a quanto riferito, più il fedele pubblicista di vecchia data e un amico fraterno come Michel Gondry, il regista che lo diresse in Se mi lasci ti cancello. Difficile immaginare che un sosia, per quanto preparato, possa aver ingannato decine di persone vicine all’attore per l’intera durata della cerimonia. Eppure, la teoria del doppio resiste, forte del fatto che Carrey, da quando nel 2022 annunciò il suo pensionamento dalle scene, appare in pubblico con il contagocce. La sua ultima uscita, prima di Parigi, risaliva al novembre 2025, quando introdusse i Soundgarden alla Rock and Roll Hall of Fame. Un lasso di tempo, quello trascorso, sufficiente a far maturare qualsiasi cambiamento estetico, senza bisogno di scomodare ipotesi fantascientifiche.

Un discorso in francese e la memoria del padre: la serata di Parigi

A rendere ancora più surreale l’accusa di sostituzione, ci ha pensato lo stesso Carrey con il suo comportamento sul palco. Perché se è vero che il viso appariva diverso, tirato, quasi cereo secondo alcuni, il carattere, quello, è sembrato essere il medesimo di sempre. Nel suo intervento, l’attore ha voluto ricordare le origini della sua famiglia, rivelando che il suo trisavolo, Marc-François Carré, lasciò la Francia per il Canada circa tre secoli fa. “Questa sera, con questa magnifica onorificenza, il cerchio si chiude”, ha detto in un francese volutamente imperfetto, scherzando poi sulla propria pronuncia e chiedendo al pubblico se fosse risultata “quasi mediocre”. Un tocco di ironia, quello sull’apprendimento della lingua, che ha strappato applausi e risate, dimostrando una padronanza scenica che pochi imitatori possono vantare.

Ma il momento più toccante, e forse la prova più schiacciante della sua autenticità, è arrivato quando ha reso omaggio a suo padre. Percy Joseph Carrey, l’uomo che Jim ha sempre definito “il più divertente che abbia mai conosciuto”, è stato il vero nume tutelare della sua carriera. Ringraziarlo pubblicamente, in una lingua non sua, di fronte all’élite del cinema francese, è parso a molti un gesto troppo intimo e personale per essere la messinscena di un impostore. E poi, a suggellare il tutto, un ritorno alle origini: quelle smorfie, quelle espressioni esagerate che lo resero celebre negli anni Novanta e che, per un attimo, hanno fatto rivivere al pubblico l’istrione dei tempi d’oro.

L’ombra del complotto e il ritorno alla normalità

C’è da dire, per comprendere la portata del fenomeno, che non è la prima volta che Jim Carrey finisce al centro di teorie similari. Già nel 2017, durante un’intervista surreale rilasciata alla settimana della moda di New York, i fan avevano storto il naso sentendolo parlare di “tetraedri” e dell’inesistenza dell’io. In quell’occasione, qualcuno aveva ipotizzato che l’attore fosse stato rimpiazzato da un clone meno espressivo, incapace di replicare la sua verve comica. Stavolta, però, il contesto era diverso: un premio alla carriera, una serata di gala, la presenza dei familiari. Elementi che avrebbero dovuto mettere a tacere ogni voce, ma che invece l’hanno alimentata, complice l’ambiguità voluta di Alexis Stone e la sua macchina del fumo social. Il trasformista, infatti, non ha mai dichiarato di essersi sostituito realmente a Carrey, limitandosi a mostrare il suo lavoro di make-up, ma il dubbio, ormai, era stato seminato.

Gregory Caulier, interpellato in merito, ha liquidato la questione come una “non notizia”, invitando tutti a concentrarsi sul significato profondo della serata: la generosità, la gentilezza e l’eleganza dimostrate dall’attore. Parole sagge, quelle del delegato, che però difficilmente riusciranno a fermare la macchina del fango digitale. Perché nel momento storico che stiamo vivendo, con Donald Trump tornato alla Casa Bianca e un’opinione pubblica sempre più polarizzata, il dubbio sistematico è diventato pane quotidiano. E allora anche un attore che invecchia, che magari ha fatto ricorso alla chirurgia estetica o semplicemente ha cambiato pettinatura, diventa il bersaglio perfetto per teorie complottiste pronte a sostituire la realtà con una finzione più appetibile. La verità, come sempre, sta nei dettagli: quel discorso faticosamente imparato a memoria, quegli occhi visibilmente commossi nel ricordare il padre, e quella lunga preparazione durata mesi. Ma forse, per i fan del mistero a tutti i costi, anche queste prove non basteranno.

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