Data center, la moratoria di New York e la sfida tecnologica: tra rumore, regole e disinformazione
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Redazione Economia
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Il grande business dell’intelligenza artificiale si scontra con una realtà fatta di consumi energetici, impatto ambientale e, come spesso accade, anche di rumore.
Mentre lo Stato di New York, con la governatrice democratica Kathy Hochul, ha deciso di fermare per un anno la costruzione di nuovi hyperscale data center in attesa di una regolamentazione più stringente, la Regione Lombardia ha invece scelto la via opposta, approvando a giugno una legge che mira a governare un fenomeno destinato a crescere in modo esponenziale, con investimenti previsti fino a 22 miliardi in cinque anni su un territorio che già oggi conta oltre 70 strutture attive.
Un braccio di ferro, insomma, che si gioca su scala globale e che vede contrapposte esigenze di sviluppo tecnologico e timori per le ripercussioni sulla vita quotidiana dei cittadini.
New York frena, Trump attacca
La moratoria firmata da Kathy Hochul il 14 luglio rappresenta un atto politico di primo piano, il primo nel suo genere a livello nazionale negli Stati Uniti. La decisione, che riguarda i data center con un consumo energetico pari o superiore a 50 megawatt, nasce dall'esigenza di tutelare i consumatori newyorkesi da un potenziale aumento delle bollette, di preservare le risorse idriche – i data center necessitano di milioni di galloni d'acqua per il raffreddamento – e di evitare un ulteriore stress per una rete elettrica già sotto pressione.
La governatrice ha dichiarato che New York continuerà a essere all'avanguardia nell'innovazione, ma ha voluto ribadire con fermezza che il progresso non può avvenire a scapito dei cittadini, i quali non dovranno farsi carico dei costi di queste enormi infrastrutture. Non ha tardato ad arrivare la replica del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che su Truth Social ha definito la scelta "una decisione terribile", invitando Hochul a ritirarla immediatamente e definendo i data center "oro liquido" per l'economia del Paese.
Un attacco che si inserisce in un più ampio disegno dell'amministrazione Trump, che considera questi centri di calcolo come asset strategici per mantenere la supremazia tecnologica sulla Cina, al punto da spingere per una semplificazione burocratica che ne acceleri la realizzazione.
L'Italia e la Lombardia: una strada diversa
In netto contrasto con le preoccupazioni che hanno guidato la scelta di New York, la Regione Lombardia, con il governatore di centrodestra Attilio Fontana, ha varato una legge regionale che ha ricevuto il plauso del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso. L'obiettivo dichiarato è quello di colmare un vuoto normativo, sia nazionale che regionale, per un settore in piena espansione e che vede nel nostro Paese un interesse crescente.
La legge lombarda, basata su un progetto di dieci articoli, mira a garantire regole certe e a coordinare le procedure autorizzatorie, individuando come prioritarie le aree dismesse da recuperare, limitando il consumo di suolo e favorendo l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Se New York si interroga su come mitigare gli impatti negativi, la Lombardia si prepara ad accogliere gli investimenti, con l'ambizione di diventare un hub strategico a livello europeo, consapevole però del fabbisogno energetico e idrico di queste strutture.
Le interlocuzioni con il governo sono costanti, anche per evitare che la Lombardia venga penalizzata a livello di prezzi dell'energia, dato che oltre il 60 per cento delle richieste per nuovi data center proviene proprio da questa regione.
Il rumore, un problema sottovalutato
Tra i fattori che preoccupano le comunità locali, oltre ai consumi energetici e idrici, c'è un aspetto meno noto ma altrettanto impattante: il rumore. I moderni server ad alta densità per l'intelligenza artificiale richiedono sistemi di raffreddamento come chiller e torri di raffreddamento che operano senza sosta, generando un ronzio costante e un rumore aerodinamico che può diventare un problema per i residenti delle aree circostanti, come emerge anche dagli studi di impatto acustico per i nuovi insediamenti.
Ed è qui che si inserisce l'innovazione tutta italiana di Giorgio Cellerino, amministratore delegato della Sts, una piccola azienda torinese che ha inventato un sistema di insonorizzazione brevettato in grado di ridurre drasticamente il rumore e lo spazio occupato da queste apparecchiature. Perché la soluzione? L’utilizzo di uno sfilacciato di cotone dei vecchi jeans, legato con una resina, e un sistema di "masse flottanti" che sfrutta la geometria per migliorare le performance acustiche senza compromettere l'efficienza energetica dei macchinari.
Cellerino racconta di come, fino ad aprile 2025, non avesse mai ricevuto richieste per data center; oggi, invece, sta lavorando a progetti per 45 milioni di euro, dimostrando che il mercato sta iniziando a percepire la dimensione acustica come un problema concreto da risolvere.
La disinformazione come arma geopolitica
La moratoria di New York ha acceso i riflettori anche su un altro fronte, quello della guerra dell'informazione. Secondo quanto riportato dal New York Times, Cina, Russia e, in misura minore, Iran, starebbero conducendo una campagna di disinformazione per alimentare lo scetticismo degli americani verso i data center, presentandoli come una minaccia per il benessere economico e fisico della popolazione.
Questi attori, attraverso media statali e contenuti creati con l'aiuto dell'intelligenza artificiale – come vignette e video in perfetto inglese – simulerebbero notizie locali per influenzare il dibattito pubblico e ostacolare lo sviluppo delle infrastrutture per l'IA negli Stati Uniti. Le battaglie per l'egemonia tecnologica, insomma, si giocano sempre più anche su un piano virtuale e subdolo, dove l'obiettivo è minare la fiducia nelle nuove tecnologie e creare divisioni.
Un copione già visto su altri grandi temi divisivi come i vaccini o il cambiamento climatico, e che ora si ripropone con prepotenza mentre il mondo si interroga su come gestire il futuro energetico e digitale della nostra società.




