Ricina a Pietracatella, il test di Berlino al centro della verità sulla morte di madre e figlia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giallo della ricina a Pietracatella torna al centro delle indagini con gli accertamenti affidati agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Le due donne sono decedute dopo un avvelenamento avvenuto nel dicembre scorso e gli esami tedeschi rappresentano uno dei passaggi chiave per ricostruire la dinamica dei fatti.

Gli esami di Berlino e la ricerca delle tracce della tossina

Gli specialisti tedeschi sono stati coinvolti dalla Procura di Larino per analizzare diversi reperti collegati al caso. L'obiettivo degli accertamenti è verificare la presenza di elementi riconducibili alla ricina nei materiali sequestrati, compresi residui alimentari e altri campioni raccolti durante le attività investigative.

Le analisi del Robert Koch Institute arrivano dopo il lavoro svolto dagli investigatori italiani e dai consulenti nominati dalla magistratura. Il centro tedesco è stato scelto per le competenze nel campo delle tossine biologiche e per approfondire gli esami su campioni che potrebbero fornire indicazioni sull'origine dell'avvelenamento.

Nel corso degli accertamenti sono stati coinvolti anche materiali provenienti dall'abitazione della famiglia. Gli specialisti hanno lavorato sulla possibilità di individuare tracce utili non solo negli alimenti, ma anche in altri elementi presenti negli ambienti analizzati.

L'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

La Procura di Larino indaga sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuta dopo l'esposizione alla ricina. L'inchiesta punta a ricostruire ogni passaggio della vicenda e a chiarire come la sostanza tossica sia entrata in contatto con le vittime.

Gli investigatori hanno ascoltato diverse persone nell'ambito delle verifiche e hanno proseguito la raccolta di elementi per ricostruire la sequenza degli eventi. Alcuni interrogatori sono stati ripetuti per approfondire aspetti ritenuti rilevanti dagli inquirenti.

La famiglia delle vittime ha chiesto che venga fatta piena luce sulla vicenda. Maria, madrina di Antonella Di Ielsi, ha rivolto un appello pubblico chiedendo di non abbandonare la ricerca della verità e di continuare gli accertamenti sul caso.

La pista del duplice omicidio e gli elementi ancora da chiarire

Dalle indagini sono emersi elementi che hanno portato gli investigatori a valutare l'ipotesi del duplice omicidio premeditato. La contestazione resta inserita nel quadro investigativo della Procura, mentre gli esami scientifici devono fornire ulteriori riscontri sulla dinamica dell'avvelenamento.

La difesa ha invitato a mantenere aperta anche l'ipotesi di un incidente, sottolineando la necessità di attendere gli esiti completi delle verifiche tecniche. Il confronto tra risultati di laboratorio, testimonianze e altri elementi raccolti nell'inchiesta sarà determinante per definire il quadro giudiziario.

Gli accertamenti condotti in Germania hanno riguardato anche campioni biologici dei familiari superstiti: gli esami sul sangue di Gianni e Alice Di Vita hanno dato esito negativo alla ricerca di segni di esposizione alla ricina.

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