Caos autovelox, la Cassazione si contraddice: multe annullate solo con querela di falso, ma non sempre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Italia è finita in un labirinto giuridico che rischia di paralizzare l’intero sistema delle sanzioni stradali, dopo due sentenze della Cassazione, emesse a poche ore di distanza l’una dall’altra, che hanno stabilito criteri opposti per l’annullamento delle multe elevate con autovelox. Se la prima ordinanza – depositata il 5 giugno – ha confermato che la mancata omologazione degli apparecchi basta a invalidare le sanzioni, la seconda, firmata dallo stesso relatore, ha introdotto un ulteriore ostacolo per gli automobilisti: per contestare il verbale, serve anche una denuncia per falso contro chi lo ha redatto.

Il paradosso, che getta nello sconcerto avvocati e giudici di merito, nasce da un vuoto normativo mai colmato in oltre tre decenni. Non esiste, infatti, un decreto ministeriale che definisca i requisiti tecnici per l’omologazione dei dispositivi di rilevamento della velocità, lasciando gli enti locali in un limbo di illegalità diffusa. Gli autovelox, seppur approvati dal ministero delle Infrastrutture, operano senza una validazione formale, rendendo ogni multa potenzialmente impugnabile.

A complicare il quadro, il Mit ha annunciato nuove regole in vigore dal 12 giugno, con l’obiettivo di ridurre l’arbitrarietà nelle installazioni. Tra i punti chiave, l’obbligo di rispettare distanze minime tra i dispositivi, la necessità di un parere prefettizio per ogni postazione e verifiche annuali sul corretto funzionamento. Ma il nodo principale resta l’omologazione, requisito che – stando alla prima sentenza della Cassazione – dovrebbe essere sufficiente a far cadere le sanzioni.

La seconda ordinanza, però, ha ribaltato il tavolo, imponendo agli automobilisti un passaggio ulteriore: denunciare per falso gli estensori dei verbali. Una richiesta che rischia di scoraggiare i ricorsi, trasformando un diritto in un ostacolo procedurale. Intanto, i tribunali dovranno districarsi tra interpretazioni contrastanti, mentre le multe già notificate potrebbero finire in un cono d’ombra legale.

Sul piano pratico, il caos è destinato a protrarsi finché il legislatore non interverrà per chiarire i criteri di validità degli autovelox. Ma con il nuovo regolamento alle porte e la giurisprudenza in tilt, il rischio è che migliaia di sanzioni vengano contestate, con effetti a catena sui bilanci dei Comuni e sull’efficacia stessa dei controlli. Senza contare che, in assenza di linee guida univoche, anche le forze dell’ordine potrebbero trovarsi in difficoltà nell’applicare norme così frammentarie.

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