Calabria e Sondrio tra le zone più colpite dal crollo demografico, a rischio il mercato del lavoro
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Redazione Interno
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L’Italia si avvia verso un declino demografico che, secondo le proiezioni dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre basate su dati Istat, entro il 2035 comporterà la perdita di circa 2,9 milioni di persone in età lavorativa. Un calo del 7,8% rispetto all’inizio del 2025, che ridurrà la fascia tra i 15 e i 64 anni dagli attuali 37,3 milioni a 34,4 milioni, con ripercussioni profonde sull’economia e la società.
Tra le regioni più colpite c’è la Calabria, dove il fenomeno assume dimensioni particolarmente critiche, aggravato da decenni di emigrazione giovanile e da un tessuto produttivo fragile. Ma non è l’unica: anche province come Sondrio, seppur con numeri meno drammatici, subiranno contraccolpi significativi. Qui, nel prossimo decennio, si prevede una diminuzione di 6.126 lavoratori, pari al 5,5%, una percentuale leggermente inferiore alla media nazionale ma ugualmente preoccupante per un territorio già alle prese con difficoltà nel reperire manodopera specializzata.
Il Veneto, nonostante la sua tradizionale vitalità economica, non sfugge alla tendenza. Lo studio della CGIA stima che nella regione, entro il 2035, si perderanno 240mila lavoratori, un vuoto destinato a pesare soprattutto sulle piccole e medie imprese, già in affanno per l’invecchiamento della forza lavoro e la crescente competizione internazionale.
Le cause di questo "inverno demografico" sono note: bassa natalità, emigrazione giovanile verso aree più dinamiche e l’aumento costante degli over 65, che entro pochi anni rappresenteranno una fetta sempre più ampia della popolazione. Un mix esplosivo, che rischia di minare la tenuta del sistema Paese, già alle prese con sfide come la transizione digitale e quella energetica.




