Lavoro, allarme Cgia: in Trentino 70.500 posti da sostituire entro il 2029. Ma i giovani aumentano
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Redazione Interno
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La provincia di Trento, nonostante un dato demografico che la pone in controtendenza rispetto alla media nazionale, si prepara ad affrontare una sfida occupazionale di notevole portata. Secondo un'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2025 e il 2029 in tutto il Trentino-Alto Adige saranno circa 70.500 i lavoratori che lasceranno l'impiego, avendo raggiunto i limiti di età o l'anzianità contributiva necessaria per accedere alla pensione.
Un fenomeno, questo, che non risparmia la regione, sebbene il suo tessuto produttivo presenti caratteristiche peculiari che lo distinguono dal resto d'Italia.
Un ricambio generazionale senza precedenti
I dati diffusi dalla Cgia dipingono un quadro nazionale preoccupante. Negli ultimi dieci anni, l'Italia ha assistito a una diminuzione di quasi 550.000 giovani tra i 15 e i 34 anni, un calo del 4,3% che sottolinea l'acuirsi della crisi demografica. In questo contesto, entro il 2029 si stima che oltre 3 milioni di lavoratori usciranno dal mercato del lavoro, un esodo di massa che coinvolgerà 1,6 milioni di dipendenti del settore privato, oltre 768.000 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi.
L'impatto di questa transizione rischia di mettere in seria difficoltà il sistema produttivo, in particolare le piccole e medie imprese, che già oggi faticano a reperire personale qualificato.
Il caso Trentino: un'oasi demografica?
A differenza di quanto accade nel resto del Paese, il Trentino-Alto Adige presenta un dato demografico positivo. Negli ultimi dieci anni, la popolazione giovanile (15-34 anni) è aumentata del 2,7%, passando da 233.463 a 239.792 residenti, con un incremento di 6.329 persone. La provincia di Trento, in particolare, ha registrato una crescita ancora più marcata: +4%, pari a 4.548 giovani in più tra il 2015 e il 2025, che hanno portato il totale a 118.539 unità.
Questo risultato, che colloca Trento tra le province italiane con il maggiore incremento giovanile, contribuisce a mantenere l'indice di anzianità dei lavoratori dipendenti tra i più bassi d'Italia. Nella regione, ogni 100 dipendenti under 35, se ne contano circa 50 con più di 55 anni, un rapporto che evidenzia una struttura della forza lavoro relativamente giovane.
Il peso delle uscite e la necessità di nuove risorse
Nonostante questo vantaggio strutturale, il ricambio generazionale resta una priorità. Dei 70.500 lavoratori che lasceranno il mercato del lavoro in regione, 35.500 appartengono al settore privato, una quota che rappresenta il 50,4% del totale delle uscite previste. Una distribuzione quasi perfettamente equilibrata tra pubblico e privato che richiederà uno sforzo notevole per essere compensata.
Sebbene il fenomeno sia meno impattante che in altre regioni, come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, dove la percentuale di uscite nel privato supera il 55%, la necessità di reperire nuova forza lavoro nei prossimi anni rimane una questione centrale per la sostenibilità del sistema economico locale.




