Cgia, diesel al 20% e 1,5 miliardi di extracosti per l’autotrasporto

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Due mesi, un arco temporale relativamente breve se commisurato alla complessità degli equilibri geopolitici, sono stati sufficienti per far impennare il prezzo del diesel alla pompa. L’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha certificato un aumento medio da 1,676 a 2,005 euro al litro – una variazione, quest’ultima, che sfiora il 20 per cento – in concomitanza con il protrarsi delle operazioni militari nel Golfo. Un conflitto, quello in corso, le cui ripercussioni economiche iniziano a gravare in maniera tangibile sul settore dell’autotrasporto merci, già provato da margini operativi storicamente esigui.

Nonostante il governo abbia provato a tamponare la mazzata, introducendo il 19 marzo scorso un taglio di 20 centesimi sulle accise, la misura si è rivelata insufficiente ad assorbire lo choc energetico. Nelle prime otto settimane di guerra, spiega la Cgia, gli operatori del trasporto su gomma hanno dovuto far fronte a un extracosto complessivo che si aggirerebbe intorno a 1,5 miliardi di euro. Una cifra, questa, che restituisce l’entità di uno squilibrio difficile da riassorbire senza conseguenze sulle tariffe o, in alternativa, sulla sostenibilità economica di molte piccole e medie imprese del settore.

Il peso specifico di un aumento a due cifre

L’incremento del 20 per cento, va detto, non è soltanto un dato statistico: si traduce in rincari quotidiani per ogni chilometro percorso da un Tir carico di merci. La guerra nel Golfo, alterando i flussi logistici e alimentando la volatilità delle quotazioni petrolifere, ha di fatto neutralizzato – e in parte superato – l’effetto calmierante dello sconto sulle accise. Gli autotrasportatori, che rappresentano un anello essenziale della catena distributiva nazionale, si trovano così a dover gestire una variabile di costo imprevista e difficilmente trasferibile a valle in tempi brevi.

Il caso del Trentino Alto Adige come spia di un fenomeno generale

Se il dato nazionale parla chiaro, alcune realtà territoriali amplificano la portata del problema. In Trentino Alto Adige, area nevralgica per i collegamenti merci tra il Nord Italia, il confine del Brennero e l’asse veneto, la preoccupazione cresce di pari passo con il termometro dei prezzi. Anche qui il diesel è passato da 1,676 a 2,005 euro al litro; un’impennata che, applicata ai flussi di mezzi pesanti in transito lungo il corridoio del Brennero, genera ricadute economiche significative. La Cgia stima che la stangata nazionale da 1,5 miliardi colpisca con particolare intensità proprio quelle imprese di autotrasporto operanti su rotte internazionali, dove l’incidenza del carburante sui costi totali può superare agevolmente un terzo dell’intero bilancio di esercizio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.