Crisi delle uova, Usa cercano aiuto in Europa ma l’Italia fatica a rispondere
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Redazione Interno
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Mentre negli Stati Uniti il prezzo di una confezione da dodici uova ha raggiunto gli otto dollari, un livello record dettato dall’epidemia di influenza aviaria e dalle tensioni del mercato, Washington ha avviato una vera e propria corsa contro il tempo per assicurarsi forniture estere. Tra i paesi contattati c’è anche l’Italia, che però, nonostante sia uno dei principali produttori europei, sta affrontando difficoltà interne tali da rendere complicato soddisfare richieste internazionali.
Il Veneto, regione che da sola produce oltre due miliardi di uova all’anno, è stato uno dei primi a ricevere sollecitazioni dagli Stati Uniti. Tuttavia, la risposta è stata netta: “Anche qui abbiamo dovuto affrontare l’influenza aviaria, con l’abbattimento di circa quattro milioni di galline. La produzione è destinata al consumo interno e non siamo in grado di esportare”, ha spiegato Michele Barbetta, rappresentante del settore. Una situazione che, seppur meno grave rispetto a quella statunitense, ha comunque messo in luce le fragilità di un comparto strategico.
L’epidemia, che negli Stati Uniti ha colpito decine di milioni di volatili, ha creato una tempesta perfetta per il mercato interno americano, già sotto pressione per l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. La Pasqua, periodo in cui il consumo di uova tradizionalmente cresce, rischia di trasformarsi in un ulteriore banco di prova per un paese che, come sottolineato da alcuni osservatori, “è fondato sulle frittate”.
In Italia, la crisi aviaria ha avuto un impatto significativo, seppur contenuto rispetto a quello statunitense. Gli allevamenti veneti, che rappresentano il cuore della produzione nazionale, hanno subito perdite importanti, ma sono riusciti a mantenere un equilibrio precario, garantendo l’autosufficienza interna. “Se in autunno l’epidemia dovesse ripartire, però, ci troveremmo di nuovo in difficoltà”, ha aggiunto Barbetta, evidenziando come il settore sia esposto a rischi ciclici.
La richiesta degli Stati Uniti all’Europa, e in particolare all’Italia, rappresenta un ulteriore segnale di come la crisi globale delle uova stia mettendo in discussione gli equilibri commerciali. Mentre Washington cerca di tamponare l’emergenza, il Vecchio Continente, pur non essendo immune da problemi, si trova a dover bilanciare le esigenze interne con le pressioni esterne.




