Borse in rosso, la tregua Usa-Iran si fa traballante. Milano segna -1,3% e il petrolio vola sopra 100 dollari
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Redazione Economia
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I listini del Vecchio continente hanno aperto la seduta in territorio decisamente negativo, con Piazza Affari – l’indice Ftse Mib – che ha ceduto l’1,3% già nelle prime battute, allineandosi al clima di forte cautela che ha contagiato Parigi (-0,7%), Francoforte (-0,9%), Madrid (-0,6%) e Amsterdam (-1,1%). Una flessione, questa, che segna un netto cambio di rotta rispetto ai record toccati appena ventiquattr’ore prima, quando Wall Street aveva festeggiato il massimo storico per l’S&P 500 e il Nasdaq, mentre Milano si era riportata sui livelli più alti dal marzo del 2000. Oggi, al contrario, l’umore dei mercati è pesantemente condizionato da una tregua diplomatica tra Stati Uniti e Iran che, stando alle ultime dichiarazioni, appare appesa a un filo sempre più sottile.
La fragilità del cessate il fuoco e l’incontro del presidente con i vertici militari
A gettare benzina sul fuoco della tensione – già elevata per via delle persistenti frizioni in Medio Oriente – è stata una frase del presidente Donald Trump, il quale, riferendosi al cessate il fuoco in essere, ha sbilanciato una valutazione che suona come un autentico campanello d’allarme: la possibilità che la tregua possa reggere, ha detto, è soltanto dell’1%. Una percentuale, quest’ultima, che di fatto fotografa uno scenario prossimo al collasso. Nelle stesse ore, come riporta la Cnn, il presidente americano sta incontrando i vertici delle forze armate; un faccia a faccia, quello con i capi militari, dal quale non si esclude che possano scaturire nuove azioni sul campo. Nessuna decisione è stata ancora formalizzata, ma il solo ventilare l’ipotesi di un intervento armato ha riacceso l’istinto alla fuga dal rischio tra gli investitori.
Petrolio sopra i 100 dollari e timori per l’inflazione: il dollaro si rafforza
Se la fragilità del negoziato agita i mercati azionari, il vero termometro della crisi resta il greggio. Il perdurare dello stallo – aggravato dalla minaccia di una prolungata chiusura dello stretto di Hormuz, punto nevralgico per i rifornimenti energetici globali – ha spinto il petrolio verso l’alto: il Brent viaggia sopra quota 100 dollari al barile, alimentando il fantasma di un’inflazione che non accenna a domarsi. Uno scenario, questo, che ha generato un duplice effetto. Da un lato, le Borse europee hanno proseguito in calo anche nella sessione successiva, in scia con i listini asiatici e con i future di Wall Street; dall’altro, si è rafforzato il dollaro sulle principali valute, mentre i titoli di Stato subiscono una pressione crescente. L’attesa, ora, si sposta verso il dato sull’inflazione statunitense di aprile – atteso in giornata – un numero che potrebbe superare le previsioni degli analisti e inasprire ulteriormente la posizione della Federal Reserve.
Milano chiude in rosso, l’incertezza sul fronte iraniano frena ogni entusiasmo
La giornata si è chiusa con Piazza Affari in netto ribasso, allineata al resto d’Europa: Londra, Francoforte e Parigi hanno lasciato sul terreno più dell’1%, con il Ftse Mib che ha toccato un calo dell’1,51% nel corso delle contrattazioni prima di assestarsi sul meno 1,3% finale. A pesare, oltre al prezzo del greggio e all’attesa per l’inflazione Usa, è soprattutto la consapevolezza che il tavolo negoziale con l’Iran non dà segnali di svolta. La dichiarazione presidenziale sulla “possibilità all’1%” ha di fatto cancellato quel cauto ottimismo che ancora aleggiava nei giorni scorsi; e senza un’intesa – o almeno senza un segnale concreto di distensione – il rischio di un’escalation militare resta concreto. Le Borse, da questo punto di vista, si limitano a registrare i fatti: una tregua che si sgretola, il petrolio che sale, e un’Europa che paga lo scotto di un equilibrio internazionale sempre più fragile.




