Il Pentagono a Dario Amodei: rimuovi i limiti etici di Claude o niente contratti
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Redazione Esteri
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La tensione tra il Dipartimento della Difesa statunitense e Anthropic, la società di intelligenza artificiale fondata da Dario Amodei, è giunta a un punto di rottura. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, dopo aver convocato d’urgenza l’amministratore delegato al Pentagono, ha infatti lanciato un ultimatum che non lascia molto spazio a interpretazioni: entro venerdì l’azienda dovrà rimuovere le restrizioni che impediscono un utilizzo militare senza vincoli dei suoi modelli, incluso il celebre Claude, pena l’esclusione da ogni commessa governativa e una possibile designazione come soggetto a rischio per la catena di approvvigionamento della difesa -5-10.
L’incontro decisivo e il braccio di ferro sulle “linee rosse”
L’incontro tra Hegseth e Amodei, che fonti vicine al dossier hanno descritto alla stampa americana come tutt’altro che cordiale, aveva il sapore di una resa dei conti -9. Da un lato, il fondatore di Anthropic, reduce da un tour trionfale in India dove era stato celebrato come il “custode” dell’AI etica, ribadiva la necessità di mantenere salde due “linee rosse” fondamentali: il divieto di utilizzare la propria intelligenza artificiale per azioni di sorveglianza di massa sui cittadini americani e per lo sviluppo di sistemi d’arma autonomi capaci di selezionare e colpire un obiettivo senza l’intervento umano diretto -3-4. Dall’altro lato, il capo del Pentagono, spalleggiato da alti funzionari come il sottosegretario Emil Michael, ha chiarito senza giri di parole che per la nuova dottrina militare a stelle e strisce, la cosiddetta “AI First”, non possono esistere limiti imposti da un privato all’uso di una tecnologia ormai cruciale per la sicurezza nazionale, a maggior ragione se gli Stati Uniti sono impegnati in una corsa tecnologica serrata con competitori come la Cina -1-4.
Quello che è emerso con chiarezza dai colloqui, e che rappresenta il nodo centrale della disputa, è la richiesta del Dipartimento della Difesa di poter utilizzare Claude per “tutti gli usi leciti”, una formula volutamente ampia che, secondo l’interpretazione di Anthropic, aprirebbe le porte a scenari proibiti proprio dalla loro policy aziendale -3. Il fatto che il modello di Anthropic sia già stato impiegato, come riportato da diverse testate, in operazioni sensibili come quella che a gennaio ha portato alla cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, ha evidentemente accelerato la necessità per il Pentagono di normalizzare e rendere strutturale questo tipo di impiego, superando ogni remora etica proveniente dalla Silicon Valley -1-8.
La minaccia del Defense Production Act e la posta in gioco economica
La pressione esercitata su Amodei non è solo verbale, ma si fonda su strumenti legislativi di notevole peso. Il Pentagono, secondo quanto riferito da fonti qualificate all’agenzia CGTN, avrebbe minacciato di ricorrere al Defense Production Act, una legge dei tempi della Guerra Fredda che conferisce al governo poteri straordinari per obbligare le aziende private a soddisfare le esigenze della difesa nazionale in situazioni di emergenza -10. Un ricorso a questo strumento rappresenterebbe un passo senza precedenti nel settore dell’intelligenza artificiale, trasformando di fatto Anthropic in un fornitore forzoso per l’apparato bellico americano, al di là della sua volontà.
Oltre a questa ipotesi estrema, aleggia la minaccia ben più concreta di perdere il sostanzioso contratto da 200 milioni di dollari stipulato lo scorso anno, un accordo che vedeva Anthropic in ottima compagnia accanto a colossi come Google, OpenAI e xAI di Elon Musk -4. Ma la conseguenza più temuta dall’azienda è la possibile designazione come “rischio per la catena di approvvigionamento” (supply chain risk), una sorta di lista nera informatica che di fatto la escluderebbe da qualsiasi collaborazione futura non solo con il Pentagono, ma con tutto l’indotto federale, un danno reputazionale ed economico potenzialmente devastante -3-9.
Un aggiustamento di rotta nella politica della sicurezza
Proprio mentre si consumava questo braccio di ferro, Anthropic ha annunciato un aggiornamento significativo della sua Responsible Scaling Policy (RSP), il quadro volontario di autoregolamentazione sulla sicurezza che l’aveva distinta nel panorama dell’AI come una delle realtà più caute e attente -2. La nuova versione 3.0 del documento, pur mantenendo formalmente l’impegno a standard elevati, introduce delle flessibilità non marginali: se in passato lo sviluppo di un modello poteva essere sospeso al raggiungimento di determinate soglie di rischio, ora questa misura non verrà applicata qualora un concorrente rilasci prima sul mercato una tecnologia analoga o superiore -7.
Questa decisione, che alcuni osservatori hanno letto come una risposta alle pressioni competitive di rivali come OpenAI e delle aziende cinesi, è stata giustificata dalla stessa Anthropic con la lentezza del governo federale nel legiferare in materia di sicurezza dell’AI e con un mutato clima politico che privilegia la competitività e la crescita economica rispetto a un approccio precauzionale -7. La coincidenza temporale con la vertenza Pentagonale, sebbene l’azienda neghi ufficialmente un collegamento, appare quanto meno significativa e suggerisce quanto il contesto esterno stia influenzando le strategie interne di un’impresa che, nata per mettere in guardia dai pericoli dell’intelligenza artificiale, si trova ora a dover fare i conti con le logiche di mercato e le ragioni della sicurezza nazionale in un’era di competizione globale.




