Il Pentagono mette al bando l’Ia Claude, che vola in classifica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La rottura tra l’amministrazione Trump e il mondo della tecnologia, dopo anni di rapporti sostanzialmente osmotici, ha trovato nella vicenda di Anthropic il suo epicentro più aspro e paradossale. Il Dipartimento della Difesa, che ora il presidente vuole si chiami Dipartimento della Guerra, ha infatti formalizzato una designazione senza precedenti: quella di “rischio per la catena di approvvigionamento” nei confronti della startup guidata da Dario Amodei. Si tratta di un’etichetta, quest’ultima, che l’apparato di sicurezza americano ha sempre riservato ad aziende di nazioni avversarie, come nel caso del colosso cinese Huawei, e mai, fino a oggi, a un attore protagonista dell’innovazione nazionale. Una mossa, quella voluta da Pete Hegseth a capo del dipartimento, che segue di poche ore l’ultimatum lanciato alla società: accettare che i propri modelli linguistici venissero impiegati per “ogni scopo lecito” – inclusi quindi scenari di sorveglianza di massa e sistemi d’arma autonomi – oppure uscire dai contratti governativi. Anthropic, dal canto suo, non ha arretrato di un millimetro, sostenendo che cedere su quei punti avrebbe significato tradire i principi fondativi dell’azienda, nata con una forte impronta etica e attenta ai rischi esistenziali dell’intelligenza artificiale.

Il paradosso del ban e l’uso in combattimento

La vicenda, però, ha assunto sin da subito contorni paradossali, perché la macchina da guerra americana, nonostante il bando formale e le dichiarazioni bellicose di Trump sui social, ha continuato a servirsi di Claude per le operazioni più delicate. Fonti citate dal Wall Street Journal e riprese da diverse agenzie hanno confermato che il modello di Anthropic è stato effettivamente impiegato durante gli attacchi contro obiettivi in Iran, in particolare per analizzare enormi quantità di dati, suggerire bersagli e simulare scenari tattici. Una circostanza, questa, che grida vendetta: l’azienda punita per essersi rifiutata di contribuire a sistemi letali senza controllo umano si è ritrovata, suo malgrado, a fare esattamente quello per cui aveva negato la propria disponibilità. La ragione di questa apparente contraddizione è squisitamente tecnica e burocratica, dato che Claude era, fino a prova contraria, l’unico sistema di intelligenza artificiale completamente integrato e approvato per l’uso su reti classificate, e una rimozione istantanea avrebbe paralizzato alcune capacità analitiche del Pentagono. Il periodo di transizione, della durata di sei mesi, consentirà una sostituzione graduale, ma intanto il software continua a processare informazioni sensibili.

Lo scontro etico e l’intervento della legge sulla produzione bellica

A monte di questa rottura, che ha visto coinvolti anche altri dipartimenti come il Tesoro e la Sanità, i quali hanno immediatamente sostituito Claude con soluzioni di OpenAI, si cela una divergenza filosofica profonda sul ruolo che l’intelligenza artificiale deve giocare in ambito militare. Da una parte, Anthropic ha ribadito con forza la propria posizione, sostenendo che i suoi modelli, per quanto avanzati, non possiedono ancora l’affidabilità necessaria per gestire armi completamente autonome o per vagliare flussi informativi finalizzati alla sorveglianza interna, attività che, peraltro, violerebbero leggi dello stato. Dall’altra, il sottosegretario Emil Michael ha replicato in termini netti, affermando che nessun fornitore privato può imporre limitazioni alle prerogative dello Stato, e che il Congresso, non certo una startup della Silicon Valley, è l’unico soggetto deputato a stabilire i confini dell’azione militare. In questo clima incandescente, il Pentagono ha minacciato di invocare il Defense Production Act, una legge che consentirebbe all’esecutivo di obbligare Anthropic a mettere a disposizione tutte le proprie capacità, scavalcando di fatto qualsiasi obiezione etica.

La risposta del pubblico e il sorpasso in classifica

Se nei corridoi del potere la posizione di Anthropic è stata bollata come “woke” e ostacolata con ogni mezzo, sul mercato consumer la musica è cambiata radicalmente. L’applicazione Claude, infatti, ha letteralmente sfondato le classifiche dell’App Store americano, scalando la top 100 fino a strappare a ChatGPT il primo posto tra le app gratuite più scaricate. Un’impennata, quella registrata nei primi giorni di marzo, che gli analisti di Sensor Tower attribuiscono proprio alla visibilità mediatica generata dallo scontro con l’amministrazione: le ricerche su Google per il termine “Anthropic” hanno toccato il massimo storico dalla fondazione della società, e i nuovi iscritti al servizio sono cresciuti in maniera esponenziale. Non è secondario, in questa dinamica, il fatto che OpenAI abbia colto la palla al balzo per firmare un accordo con il Pentagono, subendo però critiche e proteste, con tanto di scritte sui marciapiedi di San Francisco che invitavano l’azienda di Sam Altman a difendere le libertà civili. L’azienda di Amodei, al contrario, ha incassato un sostanziale plebiscito popolare, trasformando una sconfitta politica in un’inaspettata vittoria commerciale, anche grazie al lancio di nuove funzionalità, come la memoria contestuale estesa alla versione gratuita e la possibilità di importare conversazioni da altri chatbot.

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