Il braccio di ferro tra Anthropic e il Pentagono e la corte inglese a Dario Amodei

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione tra l’amministrazione Trump e una delle principali aziende di intelligenza artificiale al mondo, la californiana Anthropic, ha raggiunto un punto di rottura che oltrepassa i confini nazionali, attirando l’attenzione di attori internazionali pronti a cogliere l’occasione. La decisione del fondatore e amministratore delegato Dario Amodei, imprenditore di origini italiane, di rifiutare un ultimatum del Pentagono riguardante l’utilizzo del suo modello linguistico Claude, ha innescato una reazione a catena che mescola etica della tecnologia, sicurezza nazionale e diplomazia urbana. Il cuore della discordia, come è emerso nelle ultime settimane, risiede nella richiesta del Dipartimento della Difesa, ridenominato Dipartimento della Guerra per volere della presidenza, di ottenere un accesso senza vincoli all’IA per “tutti gli usi leciti”, una formula che per Anthropic cela il pericolo concreto di applicazioni legate alla sorveglianza di massa sui cittadini americani e allo sviluppo di armi autonome, quelle capaci cioè di selezionare e colpire bersagli senza l’intervento diretto di un operatore umano.

La risposta di Londra e la definizione di “rischio per la filiera”

Mentre il confronto si facevia via più aspro, con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che non solo ha fissato una scadenza perentoria per il ritiro delle salvaguardie, ma ha anche minacciato di etichettare Anthropic come “Supply chain risk” – un provvedimento che di fatto la isolerebbe dal mercato della difesa e che solitamente si riserva per attori stranieri ostili – una voce inaspettata si è levata dall’altra sponda dell’Atlantico. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha infatti inviato una lettera formale a Dario Amodei, esprimendo il proprio sostegno alla “fermezza” dimostrata dall’azienda di fronte a quelle che ha definito “chiare intimidazioni”. Non si è trattato di una semplice dichiarazione di solidarietà morale, ma di un’offerta concreta: Khan ha proposto alla società, il cui modello Claude è già profondamente integrato in alcuni workflow operativi del Pentagono inclusi scenari di conflitto come quello in Iran, di considerare la capitale britannica come un terreno privilegiato per la propria espansione, definendola una piattaforma in grado di offrire un futuro forse più stabile e in linea con i principi di uno sviluppo dell’intelligenza artificiale che non prescinda da “solide garanzie”.

La mossa del primo cittadino londinese, che ha una lunga storia di opposizione politica a Donald Trump, non è priva di calcolo geopolitico. Nel suo scritto, Khan ha sottolineato come l’approccio di Anthropic alla sicurezza e alla governance rifletta quei principi che la sua amministrazione desidera vedere inrati nello sviluppo dell’IA, un settore in cui il Regno Unito cerca di ritagliarsi un ruolo di primo piano a livello globale. La replica della Casa Bianca non si è fatta attendere e, per bocca di un portavoce, ha ribadito la linea dura della presidenza, affermando che non si permetterà mai a un’azienda “radicale di sinistra” di dettare le modalità con cui le forze armate statunitensi conducono i propri conflitti. Il riferimento alla presunta deriva ideologica di Anthropic è un tassello di una narrazione più ampia che, all’interno dell’amministrazione Trump, vede alcuni settori dell’industria tecnologica come soggetti da allineare forzatamente agli interessi nazionali, pena l’esclusione da commesse statali fondamentali.

Le implicazioni giuridiche e commerciali di uno scontro senza precedenti

Sul piano giuridico e commerciale, le conseguenze di questa frattura stanno delineando scenari complessi. La designazione di Anthropic come “rischio per la filiera” rappresenta una novità assoluta, non essendo mai stata applicata prima a un’azienda statunitense. Questa etichetta, nei fatti, impone a tutti i contraenti del Dipartimento della Difesa di interrompere i rapporti con la società di Amodei se questi riguardano attività legate alla difesa, creando un cortocircuito non da poco considerando che colossi come Microsoft, che integrano la tecnologia Claude nei propri prodotti, hanno dovuto far studiare la questione ai propri uffici legali. La dichiarazione rilasciata da Microsoft, che continuerà a inrare Anthropic nelle sue offerte commerciali escludendo però specificamente i clienti del Dipartimento della Difesa, dimostra la complessità di districare rapporti commerciali consolidati da imposizioni governative che alcuni addetti ai lavori, inclusi ex funzionari del Pentagono, hanno definito giuridicamente “deboli”.

L’utilizzo bellico di Claude e le reazioni interne

Parallelamente, emergono dettagli su quanto l’intelligenza artificiale di Anthropic fosse già penetrata nei meccanismi decisionali militari, anche all’insaputa della stessa azienda. La rivelazione che Claude sia stato impiegato in operazioni sensibili come quella che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e, più recentemente, nel conflitto in corso con l’Iran, dove il sistema integrato con la piattaforma Maven di Palantir viene utilizzato per analizzare i dati e selezionare obiettivi, ha acuito le preoccupazioni etiche dei fondatori. Se da un lato, infatti, Dario Amodei ha più volte ribadito che l’azienda sostiene l’uso dell’IA per missioni di intelligence estera legittime, dall’altro la prospettiva di vedere i propri algoritmi parte integrante di un processo che porta all’individuazione di bersagli da colpire in un contesto bellico, senza la possibilità di esercitare un controllo effettivo sulle singole applicazioni operative, rappresenta una linea rossa che la società non intende valicare, o almeno non senza la certezza di solide garanzie contrattuali che la nuova amministrazione si è rifiutata di concedere. La situazione, fluida e in costante divenire, vede ora Anthropic pronta a impugnare in tribunale la decisione del Pentagono, mentre Londra osserva con interesse, pronta ad accogliere una delle menti più brillanti della Silicon Valley.

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