Sampdoria, il viaggio senza ritorno: ancora un ko in trasferta. Gregucci invoca umiltà
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Redazione Sport
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La Sampdoria ha disegnato, ad Avellino, l'ennesima mappa di una sconfitta diventata ormai un copione ripetitivo in trasferta, la ventiquattresima consecutiva senza vittoria, un dato che si fonde, in questo campionato, con un record negativo di dieci partite esterne finite sette volte in sconfitta. L'anno nuovo non ha interrotto, dunque, una sequenza che affonda le radici in una stagione già conclusa, quando la Virtus Entella segnò l'ultimo precedente, e ha visto gli irpini imporsi con il minimo sforzo, trasformando in gol due delle loro tre conclusioni verso la porta doriana. A decidere la partita, un sinistro da fuori area di Palumbo nel primo tempo e la testata dell'ex Tutino nella ripresa, azioni che hanno pesato più del provvidenziale rigore, alquanto discusso, realizzato da Coda nel finale e ininfluente per l'esito.
L'analisi di Gregucci: gol evitabili e presunzione da correggere
Dal ritorno negli spogliatoi è emersa, dalla voce del tecnico Angelo Gregucci, una diagnosi precisa e severa di quanto accaduto in campo, lontana dagli alibi e concentrata sulle responsabilità della squadra. “Non abbiamo dato prova di solidità prendendo due gol evitabilissimi”, ha esordito il mister, sottolineando come sia mancata “più intensità” in un contesto che richiedeva invece massima concentrazione. La sua critica, tuttavia, non si è limitata agli aspetti tecnici o tattici di una prova opaca, ma ha investito la sfera dell'approccio mentale, bocciando senza appello l'atteggiamento generale. “Bisogna migliorare la condizione e tornare stretti parenti con l'umiltà”, ha ammonito Gregucci, ricordando come “questo campionato dà bastonate e ti ributta giù” quando si scivola in dinamiche di presunzione.
La festa dell'Avellino e il riscatto di Tutino
Dall'altra parte, l'atmosfera era ovviamente di soddisfazione per una vittoria che interrompeva un digiuno di punti durato oltre un mese e chiudeva il girone d'andata con un bottino complessivo di venticinque. L'allenatore dell'Avellino, Raffaele Biancolino, ha elogiato l'impegno dei suoi ragazzi contro “una squadra forte” e rinforzatasi sul mercato, evidenziando come abbiano saputo “andare più forte di loro”. Tra i protagonisti, spiccava naturalmente Gennaro Tutino, autore del gol del raddoppio che ha chiuso una personale attesa prolungata. “Finalmente il gol, mi mancava”, ha confessato l'attaccante, esprimendo la volontà della squadra di “dire la nostra fino alla fine” in un campionato che si è riaperto con un segnale importante per i colori irpini.
Le polemiche sul rigore e lo scenario competitivo
La partita non è trascorsa senza momenti di contestazione, in particolare riguardo al calcio di rigore concesso alla Sampdoria e trasformato da Coda, un episodio che ha riacceso i riflettori sulle decisioni arbitrali. Lo stesso Biancolino, pur dichiarandosi “arrabbiato” con l'arbitro Sala, ha ammesso con una certa pacatezza che “il rigore non c’era”, una valutazione che aggiunge un tassello di polemica a una serata altrimenti gestita con efficacia dalla sua squadra. Mentre l'Avellino guarda al girone di ritorno con il morale rinfrancato, per la Sampdoria si materializza invece un percorso in salita, costellato da problemi di rendimento esterno che, partita dopo partita, erodono le ambizioni e impongono una riflessione profonda, non solo in panchina ma in tutto l'ambiente, su come spezzare un incantesimo negativo che sembra durare in eterno.




