Sampdoria, un naufragio senza fine: ad Avellino è la ventiquattresima trasferta senza vittoria

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Anno nuovo, identico copione per una Sampdoria che sembra incapace di scrollarsi di dosso un malessere cronico, confermando, nella sconfitta per 2-1 sul campo dell'Avellino, una striscia negativa che ormai ha dell'allucinante: ventiquattro gare esterne senza conoscere il successo, dieci delle quali in questa stagione di Serie B, con sette sconfitte che eguagliano un record negativo condiviso con la Virtus Entella. Gli irpini, che pure si sono limitati a tre conclusioni verso la porta avversaria, hanno saputo sfruttare al massimo il minimo sforzo, andando in vantaggio con un sinistro da fuori area di Palumbo al trentunesimo e raddoppiando, all'inizio della ripresa, con un preciso colpo di testa dell'ex Tutino, il quale, paradossalmente, ha così trovato la via del gol contro la sua vecchia squadra. Il tardivo rigore trasformato da Coda, nell'ambito di un forcing finale sterile e confuso, non ha alterato l'esito di una partita che ha riproiettato i blucerchiati nei bassifondi della classifica.

Gregucci: l'analisi senza sconti dopo il ko

“Non siamo cattivi, ma non abbiamo dato prova di solidità, prendendo due gol evitabilissimi, e ci voleva più intensità”. Con questa franchezza, Angelo Gregucci, il tecnico che guida la Sampdoria insieme a Salvatore Foti, ha avviato la sua disamina dopo l'ennesima débâcle esterna, puntando il dito non tanto sulla tecnica quanto sull'atteggiamento complessivo della squadra. All'interno di una prova opaca, che ha visto i suoi uomini incapaci di imporre ritmo e personalità contro un avversario organizzato ma non irraggiungibile, l'allenatore ha bocciato senza appello l'approccio mentale, evidenziando come la presunzione sia stata un nemico più pericoloso degli uomini in maglia biancoverde. “Bisogna tornare stretti parenti con l'umiltà”, ha tuonato Gregucci, “perché questo campionato, duro e imprevedibile, dà bastonate e ti ributta giù nel momento stesso in cui pensi di aver trovato un equilibrio”.

Il mercato è “fuffa”: la ricetta è nel gruppo

In quella che è apparsa come una requisitoria a tutto campo, Gregucci ha voluto sfatare anche ogni facile mito legato al mercato, liquidando con parole di una rara durezza – “cazzate, fuffa” – l'idea che l'arrivo di nuovi giocatori possa essere la panacea per tutti i mali. “In Serie B non c'è Maradona”, ha rimarcato con sarcasmo, sottolineando come la categoria richieda, prima di ogni altra cosa, una profonda umiltà e la consapevolezza di doversi calare in una realtà agonistica fatta di sudore e pragmatismo. Secondo il tecnico, la soluzione non può che venire dall'interno, da un gruppo che deve ritrovare compattezza e quella compostezza sotto pressione che finora è mancata, elementi imprescindibili per navigare le acque spesso torbide del campionato cadetto.

La controparte: la soddisfazione dell'Avellino di Biancolino

Dall'altra parte, l'atmosfera era ovviamente ben diversa. Il tecnico dell'Avellino, Raffaele Biancolino, ha espresso soddisfazione per una prestazione di sostanza che ha permesso di chiudere il girone d'andata con un bottino di venticinque punti, pur con il rimpianto per “qualche punto in più” che sarebbe potuto essere nelle possibilità della squadra. “Abbiamo affrontato una squadra forte, che si è rinforzata in questa sessione di mercato”, ha osservato, “e sapevamo che dovevamo andare più forte di loro: i ragazzi lo hanno voluto e hanno messo in campo il giusto impegno”. Un approccio vincente, quello degli irpini, basato sulla concretezza e sulla capacità di colpire nei momenti giusti, che ha messo in luce, per contrasto, tutte le fragilità di una Sampdoria ancora in cerca di un'identità.

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