Lebbra, segnalati casi in Romania e Croazia: la malattia non è scomparsa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Una patologia antica, che l'immaginario collettivo associa a epoche lontane e a luoghi remoti, ha fatto il suo inatteso ritorno nella cronaca sanitaria europea degli ultimi giorni. Dopo decenni di assenza pressoché totale dalle statistiche del continente, infatti, alcuni casi di lebbra sono stati segnalati in Romania e Croazia, riaccendendo i riflettori su una malattia infettiva che si credeva, erroneamente, del tutto debellata in queste regioni. Le autorità sanitarie dei due paesi, seppur vigili, hanno precisato che la situazione è sotto controllo e non configura, al momento, un scenario epidemico.
I fatti accertati e la dinamica dei contagi
Nello specifico, a Cluj-Napoca, in Romania, sono stati individuati quattro casi sospetti, mentre in Croazia è stato registrato un caso isolato; tutti i pazienti coinvolti, come confermato dalle fonti istituzionali, sono cittadini stranieri. La lebbra, il cui agente eziologico è il Mycobacterium leprae, si trasmette principalmente per via aerea attraverso le goccioline di saliva emesse, ad esempio, quando un individuo infetto tossisce o starnutisce. È fondamentale sottolineare, come fanno gli esperti, che il contagio non è affatto immediato: richiede, solitamente, un contatto prolungato e stretto con una persona malata e non trattata. La malattia, che colpisce la pelle, i nervi periferici, le mucose delle vie respiratorie superiori e gli occhi, ha un periodo di incubazione molto lungo, che può estendersi anche fino a cinque anni, rendendo a volte complessa la ricostruzione della catena di trasmissione.
Il parere dell'epidemiologo e la situazione italiana
«Può arrivare anche in Italia»: è la valutazione, netta ma non allarmistica, espressa dall'epidemiologo Massimo Ciccozzi dell'Università Campus Bio Medico di Roma, il quale ha ricordato come la globalizzazione e la mobilità internazionale rendano impossibile considerare alcun territorio completamente al sicuro. Il suo intervento, tuttavia, si è concentrato soprattutto sull'importanza della sorveglianza e della conoscenza scientifica. La lebbra, ha spiegato, non è altamente infettiva e, soprattutto, è una malattia curabile: una terapia antibiotica combinata, nota come polichimioterapia, è in grado di debellare l'infezione e di evitare gli esiti più gravi e invalidanti, purché la diagnosi sia tempestiva. Il ritorno di casi in Europa, quindi, rappresenta più un monito sulla circolazione globale degli agenti patogeni che una minaccia concreta per la salute pubblica, dato l'arsenale terapeutico oggi a disposizione.
Prospettive di sanità pubblica e vigilanza
Questi episodi, benché isolati, hanno il merito di riportare l'attenzione su un capitolo della medicina che non può considerarsi chiuso, stimolando una riflessione sulla preparazione dei sistemi sanitari. La lebbra, la cui eliminazione come problema di salute pubblica è stata ufficialmente dichiarata a livello globale ormai anni fa, non è stata eradicata: nuovi casi continuano a verificarsi, seppur in numeri bassissimi, anche nel Vecchio Continente. La sfida, ora, consiste nel mantenere alta la guardia dal punto di vista diagnostico, affinché i medici di famiglia e i dermatologi considerino questa evenienza in presenza di sintomi suggestivi, e nel proseguire senza sosta il lavoro di ricerca e di cooperazione internazionale, che resta l'unico strumento efficace per controllare malattie che non conoscono confini.




