Mariah Carey vola sulle note di Modugno all'apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lo stadio di San Siro, gremito fino all'ultimo posto, ha trattenuto il fiato venerdì 6 febbraio quando le luci si sono spente per lasciare il palco alla regina del Natale. Mariah Carey, icona della musica pop globale, ha scelto di aprire la sua performance alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina con un omaggio inaspettato e profondamente radicato nella cultura italiana: “Nel blu, dipinto di blu”, universalmente noto come “Volare”, il capolavoro di Domenico Modugno che portò l'Italia nel mondo. L’artista, avvolta in un abito di paillette argento con uno strascico maestoso e una stola di piume bianche, ha trasformato l’inno di libertà e sogno in un ponte tra le due nazioni, dimostrando, con una pronuncia generalmente curata, una preparazione che andava al di là della semplice esecuzione canora.
Il segreto del gobbo: pronuncia guidata a vista
Quella che agli spettatori a casa è apparsa come una fluida e commovente interpretazione, nascondeva in realtà un ingegnoso espediente tecnico, svelato in seguito da alcuni presenti tra cui il conduttore televisivo Tommaso Zorzi. La Carey, infatti, non ha affidato la sua performance alla sola memoria. Sul cosiddetto “gobbo”, il monitor posizionato a bordo palco che fornisce il testo della canzone, le parole di Modugno non erano scritte in italiano tradizionale bensì trascritte in una sorta di fonetica anglicizzata, suddivisa in brevi sillabe. Un sistema, comune nel mondo dello spettacolo per gli artisti che devono cantare in lingue non loro, che funge da prompter per la pronuncia. La scritta “Voh-lah-reh”, ad esempio, serviva a guidare la cantante nella corretta dizione della “e” finale, evitando la chiusura tipica dell’inglese, mentre l’inserimento di un’“h” – elemento che ha suscitato qualche divertita perplessità tra gli osservatori più attenti – aveva probabilmente la funzione di allungare la vocale o evitarne l’elisione.
Dall’omaggio italiano all’inno olimpico
Dopo aver concluso il tributo a Modugno, accolto da un applauso caloroso e liberatorio da parte del pubblico in stadio, Mariah Carey ha cambiato registro e atmosfera. Il medley è proseguito infatti con “Nothing is Impossible”, brano dal messaggio universale di speranza e determinazione che ben si sposa con lo spirito della competizione sportiva e con i valori olimpici. Il passaggio, netto ma armonioso, ha permesso alla star di mostrare l’intera estensione del suo vocalismo, dalle delicate sfumature richieste dalla melodia italiana alla potenza della sua signature whistle tone, creando un momento di puro spettacolo che ha unito celebrazione della cultura ospitante e intrattenimento globale.
Una performance studiata nel dettaglio
L’utilizzo del gobbo fonetico, al di là dell’aspetto curioso emerso sui social network, racconta di una preparazione meticolosa e di un rispetto non di facciata per il compito assegnatole. La scelta di aprire con un classico della canzone italiana, in un contesto di tale visibilità mondiale, non è stata casuale ma un preciso atto di riconoscimento verso il paese organizzatore, una mossa che va oltre il semplice colore locale. La cura nel voler rendere al meglio la pronuncia, pur con l’ausilio di un supporto tecnico, denota un approccio professionale che ha mirato all’autenticità dell’emozione, consentendo alla cantante di concentrarsi sull’interpretazione e sulla connessione con il pubblico, elemento che, stando alla reazione della folla, è stato pienamente centrato.




