Leo: «Niente nuovo superbonus, ora l’Ires premiale diventa strutturale»
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Redazione Economia
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Dopo otto mesi dalla sua introduzione, avvenuta lo scorso dicembre in via sperimentale, l’Ires premiale entra finalmente nel vivo con la firma del decreto attuativo da parte del viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Una tempistica che, secondo lo stesso Leo, è da considerarsi «fisiologica», giustificata dal lavoro tecnico necessario per verificare la compatibilità dell’agevolazione con gli altri incentivi già esistenti e con le risorse disponibili. «Il dipartimento delle Finanze e la Ragioneria generale dello Stato hanno svolto un’analisi approfondita», ha spiegato il viceministro, sottolineando come l’obiettivo fosse evitare sovrapposizioni con misure analoghe.
La nuova norma, fortemente voluta dal governo Meloni e sostenuta in particolare da Fratelli d’Italia, prevede uno sconto del 4% sull’aliquota Ires per le imprese che reinvestono gli utili e assumono nuovo personale, portando così la tassazione dal 24% al 20%. Un meccanismo che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe premiare le aziende più virtuose, quelle che «creano ricchezza per sé e contribuiscono al benessere di tutti», come ha ricordato Leo citando le parole del premier.
La platea potenziale è stimata in circa 18mila imprese, con investimenti previsti per 11 miliardi nel biennio 2025-2026. Tuttavia, lo sconto sarà riconosciuto solo nei limiti dei costi sostenuti per gli investimenti legati ai bonus Transizione 4.0 o 5.0, evitando così un effetto dispersivo. «Chi più assume e investe, meno paga», è stato lo slogan che ha accompagnato la misura, già ribattezzata "Ires premiale" per il suo carattere incentivante.
Mentre il governo guarda alla stabilizzazione della norma, Leo ha tenuto a precisare che non ci sarà spazio per un nuovo "effetto superbonus", ovvero quella spirale di costi che ha caratterizzato le detrazioni per l’edilizia. «Ora l’obiettivo è consolidare questa misura, rendendola strutturale», ha aggiunto, lasciando intendere che l’esperimento del 2025 potrebbe trasformarsi in una politica fiscale permanente.




