Torino, doppio trapianto di fegato salva una bimba di sei mesi: la madre dona parte dell’organo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Per la prima volta in Italia, una neonata di sei mesi è stata sottoposta a un doppio trapianto di fegato, un intervento pionieristico che ha unito la donazione parziale della madre e l’autotrapianto di una vena della piccola. L’operazione, eseguita due settimane fa alla Città della Salute e della Scienza di Torino, ha richiesto tredici ore di lavoro da parte dell’équipe guidata dal professor Renato Romagnoli, confermando il centro come una delle eccellenze nazionali nel campo dei trapianti pediatrici.
La bambina, nata a fine dicembre con una rara malformazione delle vie biliari, era arrivata in condizioni critiche lo scorso aprile, quando lo scompenso epatico aveva reso inevitabile un intervento immediato. «Era impossibile procedere con una correzione chirurgica tradizionale», hanno spiegato i medici, motivo per cui si è optato per una soluzione innovativa. Oltre al trapianto del lobo sinistro del fegato della madre – una donna di 32 anni, il cui gesto è stato definito dall’assessore alla Sanità piemontese, Luigi Icardi, «un atto d’amore incondizionato» – è stato necessario ricostruire la vena porta della piccola, ormai irrimediabilmente danneggiata. Per farlo, i chirurghi hanno prelevato un segmento della vena giugulare della neonata, utilizzandolo per sostituire la struttura compromessa.
L’intervento, oltre alla complessità tecnica, ha rappresentato una sfida logistica e organizzativa, considerando le dimensioni ridottissime della paziente, che al momento dell’operazione pesava poco più di cinque chili. «Senza l’unione di competenze multidisciplinari, dalla chirurgia vascolare all’epatologia pediatrica, non sarebbe stato possibile raggiungere questo risultato», ha sottolineato Romagnoli. La scelta dell’autotrapianto, in particolare, ha evitato il ricorso a ulteriori donatori, riducendo i rischi di rigetto e accelerando i tempi di recupero.
Ora, sia la madre che la figlia sono in fase di osservazione, ma le condizioni appaiono stabili. Per la bambina, che aveva sviluppato un’ipertensione portale irreversibile a causa della malformazione, il trapianto rappresenta l’unica possibilità di crescita normale. Quello di Torino non è solo un caso clinico destinato a fare scuola, ma ribadisce l’importanza delle donazioni tra viventi, soprattutto in ambito pediatrico, dove i tempi d’attesa per organi compatibili possono essere fatali.




