Sportelli bancari, chiuso uno su due in dodici anni: a Marliana e Sambuca Pistoiese niente più filiali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Negli ultimi dodici anni, e il dato emerge con nettezza dall’analisi condotta dalla CGIL, gli sportelli bancari in provincia di Pistoia si sono più che dimezzati: si è passati da 180 a 86, il che equivale a una riduzione del 52,2%. Un fenomeno, questo, che non accenna a invertire la propria rotta e che anzi, secondo quanto rilevato dal sindacato, ha ormai superato la soglia del semplice assottigliamento della rete fisica. In molti territori, infatti, si è già consumata la loro totale scomparsa. Il caso pistoiese non è isolato, ma rappresenta semmai l’anticipo di una tendenza più ampia: due comuni della provincia – Marliana e Sambuca Pistoiese – risultano oggi completamente privi di qualsiasi presidio bancario. Nessuno sportello, nessun bancomat, nessun punto fisico dove un cittadino possa depositare un assegno o chiedere un piccolo finanziamento.

La situazione in Liguria, dove la contrazione prosegue nonostante l’assenza di allarme rosso

Se a livello nazionale la Liguria non figura tra le regioni più colpite dalla cosiddetta desertificazione bancaria – e questo va detto per inquadrare correttamente il fenomeno – il 2025 ha comunque registrato una nuova, seppur lieve, contrazione: 14 filiali in meno, con il totale che è sceso da 566 a 552 sedi. Tre di queste chiusure hanno riguardato la provincia della Spezia: nello specifico, hanno abbassato la saracinesca per sempre una filiale di Intesa Sanpaolo a Lerici e uno sportello della Bcc Versilia Lunigiana e Garfagnana a Borghetto Vara. La stessa provincia, va aggiunto, ha perso complessivamente tre filiali nell’arco dell’anno, cui si accompagna un calo occupazionale di 18 unità tra i dipendenti del settore. L’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, nel suo rapporto annuale, sottolinea come la tendenza si faccia progressivamente più marcata, anche laddove il fenomeno non raggiunge ancora livelli drammatici.

A Prato il crollo supera la media pistoiese: -56% di sportelli in dodici anni

Anche in provincia di Prato i numeri parlano un linguaggio chiaro, e non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Tra il 2013 e il 2025 la rete bancaria si è più che dimezzata, passando da 134 a 59 sportelli: una riduzione del 56%, quindi superiore a quella registrata nel vicino territorio pistoiese. Un arretramento che, secondo la Fisac Cgil, ha ormai assunto i tratti di una vera e propria desertificazione bancaria, con effetti tangibili sull’accesso ai servizi finanziari. Non si tratta più, insomma, di un disagio marginale: cittadini e imprese si trovano sempre più spesso a dover percorrere decine di chilometri per svolgere operazioni un tempo di routine, come un versamento o un prelievo consistente.

L’impatto concreto sui territori e il nodo dell’occupazione nel settore

Il report dell’Osservatorio spezzino, incrociato con i dati forniti dalla CGIL per l’area pistoiese e pratese, restituisce un quadro in cui la riduzione degli sportelli procede di pari passo con quella dei posti di lavoro. Nella sola provincia della Spezia, lo si è già detto, i dipendenti del comparto sono diminuiti di 18 unità nell’ultimo anno. Numeri che, se osservati singolarmente, potrebbero apparire contenuti, ma che acquistano un peso diverso se sommati a quelli delle province limitrofe e letti in una prospettiva d’insieme. Quel che preoccupa i sindacati – e i loro report lo ribadiscono con insistenza – non è soltanto la velocità della chiusura degli sportelli, ma anche l’irreversibilità del processo: una volta smantellata la rete fisica, ricostruirla richiederebbe tempi e investimenti che nessun istituto, al momento, sembra disposto a sostenere.

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