Titolare: Popolare di Bari, la sentenza da 122 milioni e il muro dei risarcimenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una condanna esemplare, che segna un punto fermo in una vicenda giudiziaria lunga e intricata, si è abbattuta sugli ex vertici della Banca Popolare di Bari, chiamati a rispondere delle scelte che portarono al dissesto dell’istituto. Il Tribunale di Bari, dopo un processo basato su un imponente fascicolo di quattromila pagine, ha infatti stabilito il risarcimento di 122 milioni di euro a carico di tredici ex amministratori, tre ex sindaci e della società di revisione, riconoscendo le tesi dell’accusa che parlano di una gestione “diseconomica” e “imprudente”. Le testimonianze, come quella di un ex gestore Corporate “felicemente in pensione”, hanno dipinto un quadro in cui alcune posizioni della clientela “erano seguite direttamente dai vertici”, in una percezione di onnipotenza che avrebbe stravolto le normali regole di correttezza e di mercato.

Le ombre di una gestione opaca

La ricostruzione processuale, che ha evitato di scendere in dettagli espliciti pur nella gravità dei fatti, ha evidenziato come la clientela “non fosse gestita tutta alla stessa maniera”, creando di fatto un sistema a due velocità i cui effetti si sarebbero riverberati sui bilanci. Quella che emerge dalle carte è la fotografia di un ambiente in cui, come suggerito dalle dichiarazioni rese in aula, si agiva spesso al di fuori dei protocolli, con decisioni che hanno progressivamente eroso la solidità della banca fino al tracollo, il quale ha coinvolto migliaia di risparmiatori, molti dei quali in Basilicata, che videro svanire somme messe da parte con fatica. La sentenza, perciò, è stata accolta come un primo, fondamentale passo verso la giustizia da parte delle associazioni dei consumatori, le quali parlano di un “passo avanti” per migliaia di persone tradite.

La difficile strada del ristoro concreto

La vittoria in tribunale, però, scontra immediatamente una realtà ben più complessa sul piano dell’esecuzione della condanna. Gli avvocati che seguono la parte civile, infatti, fanno notare come nessuna delle parti soccombenti possieda la capacità economica per far fronte all’enorme montante dei danni riconosciuti. Il presidente di un’associazione di consumatori, Massimo Melpignano, ha spiegato senza mezzi termini che sarà difficile far pagare direttamente ai condannati l’intera somma, il che significa che i 122 milioni rischiano di rimanere, almeno in gran parte, solo sulla carta. La partita dei risarcimenti, di conseguenza, si sposta su un altro piano, quello dell’individuazione di strade legali alternative per trasformare il principio di giustizia affermato dalla sentenza in ristori tangibili per le famiglie.

La mobilitazione per il recupero dei crediti

Proprio per questo motivo, si è già attivata una mobilitazione, particolarmente sentita in quelle regioni come la Basilicata dove il danno ai piccoli azionisti e correntisti è stato più esteso, per individuare gli strumenti che possano consentire un recupero almeno parziale delle somme. Gli stessi legali delle parti civili stanno esaminando ogni possibile via, comprese eventuali responsabilità di altri soggetti, per dare seguito pratico alla condanna. Rimane il fatto che, nonostante l’importanza del verdetto, la quale risiede nell’aver certificato le responsabilità della mala gestione, per i risparmiatori la battaglia è solo a metà del cammino, con un futuro ancora da scrivere nella sua parte più concreta, quella del risarcimento economico che possa, per quanto possibile, rimediare a perdite spesso ingenti.

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