Il giuramento del 207° corso "Fermezza" all'Accademia militare di Modena tra richiami alla guerra e senso del dovere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con la solenne cerimonia del giuramento, tenutasi questa mattina nel loggiato dello storico Palazzo Ducale di Modena che ospita l'Accademia militare, i 236 allievi ufficiali del 207° corso "Fermezza" hanno ufficialmente sancito il loro ingresso nella carriera militare, suggellando un patto di fedeltà alla Repubblica Italiana che ne determinerà il percorso professionale e umano. Un momento, quello del giuramento, che ha visto la partecipazione del ministro della Difesa Guido Crosetto e dei vertici della Difesa, tra cui il Capo di Stato Maggiore Luciano Portolano e il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, i quali si sono rivolti ai giovani cadetti con discorsi improntati alla solennità dell'impegno assunto. Tra i 236 allievi che hanno prestato giuramento, una rappresentanza significativa arriva dalla Basilicata, con due giovani, Gianluca Armando Dimatteo, 21 anni di Policoro, e Vito Francesco Cosola, 19 anni di Matera, i quali, come i loro colleghi, hanno così abbracciato la disciplina militare.

Il generale di d'Armata Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell'Esercito, ha voluto imprimere nel suo discorso una riflessione profonda sul significato della divisa e sulle responsabilità che essa comporta, lontana da retorica e superficialità. "Il dovere viene prima dei diritti, sempre", ha scandito Masiello, sottolineando come il giuramento non rappresenti un mero adempimento burocratico ma un "patto sacro con la nazione" che può arrivare a richiedere "l'estremo sacrificio, se necessario". Parole pesanti, quelle del generale, che hanno voluto spogliare la professione militare da ogni alone romantico per restituirla alla sua essenza più autentica: una scelta di vita basata sull'amore per la Patria piuttosto che sulla ricerca di guadagni materiali o di una vita comoda e priva di sacrifici.

Le sfide del comando e la necessità di prepararsi allo scenario peggiore

Nel suo intervento agli allievi ufficiali, il generale Masiello ha posto l'accento sulla complessità del ruolo di comandante, un ruolo che non può essere ridotto all'esercizio autoritario del potere ma che deve fondarsi su autorevolezza, competenza e coerenza quotidiana tra le parole pronunciate e le azioni compiute. "A voi sarà affidato il bene più prezioso: la vita di altri uomini e donne", ha ricordato Masiello, evidenziando come i soldati osservano i loro comandanti in ogni istante e li seguono non per ciò che insegnano a parole ma per la rettitudine del loro esempio. Il capo di Stato maggiore dell'Esercito ha poi voluto inserire la cerimonia in un quadro geopolitico tutt'altro che pacificato, lanciando un monito che ha attraversato la solennità del loggiato per proiettarsi sugli scenari internazionali contemporanei. "La sicurezza non è scontata", ha avvertito, ed è per questo che l'Esercito deve confrontarsi con ogni scenario ipotizzabile, preparandosi "anche all'imponderabile, alla peggiore eventualità, sperando che non arrivi mai".

L'avvertimento sulla guerra e la trasformazione delle forze armate

Uno dei passaggi più intensi e politicamente significativi del discorso del generale Masiello è stato quello dedicato alla guerra e alla necessità di non sottovalutarne la possibilità. "Non basta dire, come dicono alcuni, 'non vogliamo la guerra'", ha affermato, perché i militari sono i primi a conoscerne il dolore e a non desiderarla, ma il conflitto, quando arriva, "non chiede permesso". Un'affermazione che riecheggia come un monito rivolto non solo ai giovani allievi ma anche alla società civile, ricordando che la volontà di evitare la guerra non coincide automaticamente con la sua scomparsa dall'orizzonte delle possibilità. Masiello ha poi parlato di una "nuova era militare" caratterizzata da innovazione rapida e minacce mutevoli, che impone una trasformazione profonda delle forze armate in cui il cambiamento non rappresenta un'opzione ma un dovere improrogabile. Ai futuri ufficiali, il generale ha indicato tre pilastri fondamentali: l'addestramento, inteso come cuore pulsante dell'Esercito; la tecnologia, strumento indispensabile ma non sufficiente se non accompagnato da un codice etico condiviso; e infine i valori, ciò che distingue un soldato da un semplice mercenario.

La composizione del corso e la presenza delle istituzioni

Il 207° corso "Fermezza" vede tra le sue file non solo i futuri ufficiali dell'Esercito ma anche quelli dell'Arma dei Carabinieri, con una composizione che comprende 171 allievi per l'Esercito, di cui 24 donne, e 65 per i Carabinieri, con venti donne, a testimoniare una crescente presenza femminile nelle accademie militari. La cerimonia, che si è svolta alla presenza del ministro Crosetto e dei vertici militari, rappresenta un rito di passaggio che trasforma dei civili in militari a tutti gli effetti, legandoli a un codice di comportamento e a una gerarchia di valori che il generale Masiello ha riassunto nell'invito finale rivolto agli allievi: "Mantenete sempre negli occhi la luce che avete oggi", quella luce che dovrà guidarli nei momenti più difficili lungo la strada del dovere al servizio della Patria.

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