Maltempo in Piemonte, non solo neve: raffiche da uragano a Prato Nevoso, toccati i 182 km/h al Gran Vaudala

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fronte perturbato che sta interessando l’arco alpino occidentale in queste ore non sta portando solamente le attese nevicate, quelle che imbiancano i comprensori sciistici e che, cadendo copiose sopra i millecinquecento metri, fanno la gioia degli operatori turistici. L’elemento di maggiore intensità, al momento, è rappresentato dalla violenta componente eolica che accompagna la saccatura in discesa dal centro Europa, un flusso nordoccidentale che si è instaurato con decisione sull’intero arco montuoso e che sta letteralmente sferzando le valli con raffiche che assumono, in alcuni casi, caratteristiche da uragano. Le immagini che giungono da Prato Nevoso, la nota località sciistica del Cuneese arroccata attorno ai millecinquecento metri, mostrano uno scenario in cui la neve, sollevata e trascinata dal vento, riduce la visibilità a pochi metri, creando vere e proprie bufere che rendono impercorribili le piste e complicate le già difficili condizioni di viabilità. La situazione, però, raggiunge picchi di eccezionale intensità spostandosi più a sud, sul Gran Vaudala, dove le strumentazioni hanno registrato una raffica che ha toccato i 182 chilometri orari, un valore che impone massima cautela e che testimonia la potenza del maestrale che si sta abbattendo sui crinali esposti.

Questo nuovo impulso perturbato, alimentato da aria fredda in quota, sta interagendo con la morfologia complessa delle Alpi Marittime e Cozie, incanalandosi nelle vallate e accelerando ulteriormente secondo i noti meccanismi di caduta e compressione. Non si tratta, quindi, di un semplice rinforzo del vento, ma di un fenomeno di foehn particolarmente incisivo che, come spesso accade, mostra il suo volto più temibile proprio sui rilievi e nelle zone di crinale, dove non esistono barriere in grado di attutirne la furia. Gli esperti, pur con la cautela del caso, parlano di un evento notevole per il periodo, anche se l’attenzione rimane alta per l’evoluzione delle prossime ore. I modelli matematici, del resto, evidenziavano stamane una certa divergenza circa la possibilità di nevicate a bassa quota, un eventuale scenario che, qualora si concretizzasse, vedrebbe i fiocchi danzare su un tappeto bagnato anche a quote collinari, attorno ai duecento, duecentocinquanta metri, ma si tratta di scenari ancora in divenire.

Le raffiche più forti, come detto, si concentrano sui settori alpini, ma l’effetto del forte vento nordoccidentale non risparmia del tutto le zone pedemontane e, per certi versi, neppure le pianure, dove l’aria fredda scorre con minore intensità ma comunque percepibile. Ci si trova di fronte a una situazione dinamica, tipica di questi primi mesi dell’anno in cui l’inverno, prima di cedere il passo, mette in campo le sue ultime, energiche manifestazioni. Le prossime giornate, in particolare fino a martedì, si preannunciano all’insegna della nuvolosità compatta sulle Alpi, con precipitazioni nevose che continueranno a interessare le valli torinesi, la Valle d'Aosta e i settori settentrionali della regione. Il vento, invece, rimarrà protagonista, contribuendo a spazzare via le nubi basse ma al contempo mantenendo alta la soglia di attenzione per la sicurezza, specialmente lungo le arterie stradali in quota e nei tratti esposti dove la presenza di mezzi pesanti in transito potrebbe incontrare serie difficoltà a causa delle folate trasversali.

Previsioni in bilico tra due perturbazioni, possibile neve coreografica in pianura il 19 febbraio

Se l’emergenza immediata è rappresentata dal vento, lo sguardo dei meteorologi è già proiettato verso la seconda metà della settimana, quando un nuovo fronte freddo potrebbe regalare scenari inconsueti. Dopo un mercoledì di relativa tregua, l’arrivo di giovedì 19 febbraio si presenta con i crismi dell’incertezza: i principali modelli previsionali mostrano una divergenza significativa riguardo la possibilità di un episodio nevoso che gli stessi addetti ai lavori definiscono “quasi puramente coreografico” sulle pianure del nord-ovest. Il passaggio del fronte freddo, qualora le condizioni dovessero allinearsi nella maniera più favorevole, potrebbe infatti spingere i rovesci nevosi a scendere sotto la quota collinare, andando a imbiancare per un’ora o due, molto fugacemente, i prati e forse i tetti delle città che si trovano a un’altitudine superiore ai duecento, duecentocinquanta metri. La probabilità che questo accada si attesta attorno al quarantacinque per cento, mentre scende al trentacinque per cento la possibilità di vedere fiocchi misti a pioggia direttamente in pianura, in un mix che difficilmente porterebbe a veri accumuli ma che avrebbe il pregio di regalare uno spettacolo suggestivo.

La complessità di questa previsione risiede nella natura stessa della perturbazione: una saccatura che lambisce l’Italia sul versante adriatico, richiamando aria fredda in quota e instaurando un flusso nordoccidentale. Perché si verifichi la neve a quote così basse, è necessaria una concomitanza di fattori, tra cui la giusta temperatura al suolo e l’intensità delle precipitazioni, che devono essere in grado di raffreddare gli strati d’aria inferiori durante la loro caduta. Al momento, i centri di calcolo internazionali non trovano una sintesi univoca, lasciando aperto uno scenario di incertezza che verrà chiarito solo a ridosso dell’evento. Quel che è certo, al di là delle dispute modellistiche, è che l’inverno non ha alcuna intenzione di allentare la presa sul Piemonte, alternando momenti di alta pressione a nuovi e rapidi colpi di coda.

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