Il doppio lampo di Licina e Adzic in prestito mentre la Juve fa i conti con l'infermeria

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quando Fabio Pecchia, subentrato a Marco Giampaolo sulla panchina della Cremonese dopo un avvio di campionato complicato, ha deciso di confermare Adin Licina titolare contro il Padova, probabilmente sapeva già cosa aspettarsi dal suo nuovo numero 10. Il giovane tedesco, arrivato in prestito secco dalla Juventus, aveva infatti già impressionato nel suo debutto assoluto in Coppa Italia contro il Parma, segnando un gol da rabdomante dopo uno scambio di prima con Berti e un elegante scavetto che aveva trafitto il portiere avversario.

Ma la prestazione contro il Padova ha trasformato l'impressione in una certezza, e non solo per l'allenatore grigiorosso.

Cinque minuti da protagonista

Il classe 2007, mancino di piede ma schierato sulla fascia destra per accentrarsi e sfruttare il suo piede forte, ha impiegato meno di cinque minuti per ribaltare le sorti della partita allo "Zini". Un perfetto colpo di testa in inserimento ha prima servito l'assist per il gol di Bonazzoli, poi, dopo un rapido scambio con il compagno, ha saltato il portiere con un colpo di suola di grande personalità, depositando la palla in rete. Il bilancio personale dopo due partite è già pesante: due gol e un assist, numeri che testimoniano l'impatto devastante del ragazzo sulla cadetteria.

Fabio Pecchia, che in passato ha già guidato la Next Gen bianconera vincendo una storica Coppa Italia di Serie C, ha sintetizzato il tutto con una definizione che è già diventata un marchio: "È un talento naturale, ma come molti giovani ha bisogno di scoprirlo giocando". Parole simili a quelle che Luciano Spalletti aveva usato durante la preparazione estiva, quando il Napoli aveva chiesto il giocatore a titolo definitivo e il tecnico aveva posto il veto per tutelare l'investimento bianconero.

La strategia a due voci

Se per il centrocampista montenegrino Vasilije Adzic il palcoscenico è la Serie A con il Sassuolo, la filosofia di fondo è la stessa: la Juventus ha scelto il prestito come strumento di crescita, non come una cessione. Per Adzic, classe 2006, il percorso è un gradino più su: dopo il gol in extremis allo scadere che aveva firmato la vittoria contro l'Inter nella scorsa stagione, il club ha deciso di cedergli al Sassuolo con una formula che prevede diritto di riscatto e contro-opzione a favore della Juventus, mantenendo così il controllo sul suo futuro.

In Emilia, Adzic ha già trovato la sua prima rete in campionato e sta dimostrando quella personalità che a Torino, complice la concorrenza, aveva solo intravisto. Entrambi i giocatori, nati in Germania il primo e in Montenegro il secondo, rappresentano quindi il fiore all'occhiello di una strategia che punta a far maturare i giovani lontano dalla pressione dell'Allianz Stadium, per poi eventualmente reintegrarli in un futuro non troppo lontano.

Il rebus dell'infermeria

Mentre Licina incanta la Serie B e Adzic si ritaglia il suo spazio in A, a Torino la Juventus sta facendo i conti con un centrocampo decimato che rende il "senno di poi" un pensiero quasi inevitabile. L'emergenza, già palpabile per gli infortuni di Khephren Thuram e Kenan Yildiz, è diventata critica con lo stop di Manuel Locatelli, il quale dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico al menisco e non rientrerà prima del 2027.

Al momento, Luciano Spalletti può contare su soli due centrocampisti di ruolo considerati al momento in grado di giocare titolari: Teun Koopmeiners e il rigenerato Douglas Luiz. Un quadro che ha spinto la dirigenza a valutare soluzioni di mercato, come il possibile arrivo di Marcelo Brozovic, svincolatosi dall'Al-Nassr, mentre si affaccia l'ipotesi di promuovere Augusto Owusu dalla Next Gen per tamponare l'emergenza.

In questo contesto, la scelta di aver girato due talenti come Licina e Adzic ad altre squadre, per quanto giusta per la loro crescita, solleva inevitabili interrogativi sulla gestione della rosa a disposizione del tecnico.

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